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SCENARI DI GUERRA/ Dopo la Crimea "tremano" anche Estonia e Moldavia

Per ANTONIO VARSORI, il timore della Nato è che la Federazione Russa possa mettere le mani su regioni come la Moldavia e i Paesi Baltici dove esistono delle minoranze russofone significative

Proteste in Moldavia (Infophoto) Proteste in Moldavia (Infophoto)

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha chiesto alla Nato di chiarire in quale modo intende rafforzare la sua presenza militare nell’Europa Orientale. “Ci aspettiamo delle risposte, ed esigiamo che siano basate pienamente sul rispetto delle regole che abbiamo concordato insieme”, ha reso noto Lavrov. Nel corso del vertice dei ministri degli Esteri dei Paesi Nato a Bruxelles, si è deciso di rinforzare le difese dell’alleanza nell’Europa Orientale in seguito all’annessione della Crimea da parte di Mosca. Il summit ha inoltre stabilito di sospendere tutte le attività di cooperazione civile e militare con la Russia. Per il comandante in capo dello operazioni militari della Nato, generale Philip Breedlove, la Russia potrebbe conquistare parti dell’Ucraina in un periodo compreso tra i tre e i cinque giorni, e occorre prendere tutte le contromisure del caso. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Antonio Varsori, direttore del dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova.

Come valuta i rapporti tra Russia e Occidente alla luce del vertice Nato di Bruxelles?

C’è un elemento di preoccupazione e timore da parte della Nato per quanto è avvenuto in Crimea. Alcuni Paesi dell’Alleanza Atlantica come Polonia, Romania e Paesi Baltici sono molto prossimi all’Ucraina. Al momento è evidente che nessuno si illude di modificare la situazione che si è venuta a creare in Crimea, ma la principale paura della Nato è che la Federazione Russa possa procedere oltre. Ci sono degli altri punti critici nella regione come la Moldavia e i Paesi Baltici, dove esistono delle minoranze russofone particolarmente significative. La Nato deve in qualche modo cercare di assicurare gli Stati che si sentono minacciati.

Ritiene possibile un ritorno alla Cortina di ferro, con l’Europa divisa in due sfere d’influenza contrapposte?

No, non la ritengo una possibilità realistica. A rendere diversa la Russia di Putin dall’Unione Sovietica è il fatto di non avere né una visione globale né l’aspetto ideologico particolarmente forte che esisteva durante la guerra fredda. Oggi abbiamo soltanto la volontà di Mosca di esercitare un’influenza molto forte in una certa parte dell’Europa, che nasce dal profondo spirito nazionalista della Russia. Quest’ultima e i suoi alleati rappresentano però un sistema inserito in un contesto economico globale. Putin può pensare di creare problemi all’Occidente chiudendo i rubinetti delle sue risorse energetiche, ma la stessa Russia non è più indipendente economicamente dal resto del mondo come era un tempo l’Unione Sovietica.

Quale potrebbe essere il ruolo diplomatico dell’Italia?