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Esteri

ELEZIONI EGITTO/ Micalessin: ecco perché Arabia e Russia vogliono controllare il paese

Sostenitori del generale Abdel Fattah El-SisiSostenitori del generale Abdel Fattah El-Sisi

Il generale El-Sisi rappresenta innanzitutto l’Esercito, che non sono soltanto una struttura militare nel senso classico del termine ma una realtà molto più ampia. L’Esercito controlla circa il 40% dell’industria nazionale, produce acqua minerale, pane, saponette e carri armati. In questi anni le forze armate sono state destinatarie degli aiuti americani, ma soprattutto sono al di fuori di qualsiasi controllo istituzionale. Ricordiamo che il loro budget non è sottoposto a controllo da parte del governo. L’Esercito è quindi il vero Stato nello Stato, una potenza-ombra in grado di controllare l’intero Paese.

 

Quali altre potenze internazionali sostengono El-Sisi?

Per spiegare qual è la collocazione internazionale di El-Sisi, occorre comprendere che l’Arabia Saudita che lo sostiene si trova da alcuni anni in rottura con gli Stati Uniti di Obama. Il Re Abdallah nel gennaio 2011 dichiarò che non condivideva assolutamente la scelta di Obama di lasciare cadere Mubarak. Alla vigilia delle dimissioni del Rais, c’era stato un durissimo colloquio telefonico nel corso del quale Re Abdallah aveva chiaramente preso posizione contro Obama. A sostenere El-Sisi ci sono anche l’Iran e la Russia di Putin. Quest’ultima in particolare vede in questa rottura tra l’Egitto di El-Sisi e gli Stati Uniti la possibilità di un ritorno in Medio Oriente. Un ritorno che si concretizza in un ruolo di primo piano giocato in Siria, dove si prospetta una vittoria di Bashar Assad sostenuto da Mosca. Ora anche in Egitto la Russia potrebbe prendere il posto degli Stati Uniti, vendendo a El-Sisi le armi che Washington oggi si rifiuta di dargli.

 

Come si collocano invece gli altri candidati, Hamdin Sabahi e Mortada Mansour?

Mansour in Occidente è un perfetto sconosciuto. Sabahi invece è un perdente in partenza, come lo sono stati tutti i cosiddetti laici che pure sono stati interpretati dall’Occidente come i possibili vincitori della rivoluzione di piazza Tahrir. Sono segmenti di fatto marginali, si tratta di piccole forze disorganizzate, non sono mai in grado di esprimere un leader comune. In occasione della Rivoluzione contro Mubarak i giovani di piazza Tahrir sono stati soltanto lo strumento dei Fratelli musulmani. Lo documenta il fatto che in tutte le successive competizioni elettorali i laici non sono mai riusciti a presentarsi e posizionarsi in modo efficace, e anche stavolta sono destinati al fallimento.

 

(Pietro Vernizzi)

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