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DIARIO SUD SUDAN/ La cooperante: due motivi in più per continuare a restare

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Un'immagine da Isohe  Un'immagine da Isohe

Sono a Isohe. Devo rientrare a Juba, con Alfredo e Pablo e Maria. Maria non sta bene, la colazione diventa più lunga. Dobbiamo partire ma è meglio se Maria sta bene. Il viaggio fino a Torit, a metà strada tra Isohe e Juba, a metà della strada che devo fare io, dove lei scenderà, è solo di tre ore. Ma su strada sterrata e disastrata. Allora è meglio se lo stomaco di Maria è a posto. Chiacchieriamo. Poi lei sente e vede qualcuno al di là della recinzione del compound. Vede l’anestesista del St. Teresa Missionary Hospital. La clinica, centro di eccellenza della Contea di Ikotos, potrebbe curare tanti. Eppure la gente non riesce ad arrivarci. I villaggi sono remoti, isolati. E oggi le medicine non ci sono. Per la crisi ed il conflitto nel paese, per la difficoltà dei trasporti, per le lungaggini burocratiche alle dogane. Maria si avvicina alla recinzione e John, l’anestesista, le dice qualcosa. Lei si gira verso di me: Anna! Una bellissima notizia! Sono nati due gemelli stanotte! Un cesareo, nella nuova sala operatoria su cui AVSI ha lavorato tanto, tra staff AVSI e volontari, una storia lunga insieme alla Diocesi di Torit. La nuova sala operatoria. I primi nati. Opio e Achen. il primo maschio, 2.8 kg, la seconda femmina, 2.5 kg.

Maria, andiamo a vedere! Le dico. Eccoci. La mamma la vediamo già dalla finestra. Le stanno disinfettando la ferita. Due infermiere sud sudanesi, dietro una tenda azzurra. Entriamo. Nel letto accanto a lei due fagotti fatti di stoffe di colori diversi. Dentro i fagotti, loro, appena nati. Chiediamo come si chiamano, chiediamo cosa serve ancora per la sala operatoria. Il chirurgo appena arrivato ci dice che ha dovuto fare l’operazione con delle medicine scadute. E speriamo che vada bene. Servono medicine. Serve tutto, manca tutto. Come ha detto Maria, sabato. Qui i bisogni sono infiniti, è una sfida personale. Allora si capisce perché siamo qui, provare a rispondere al bisogno infinito, così evidente e palpabile, qui. Usciamo dalla clinica. Due gemelli in più a Isohe, una mamma che non ha perso i suoi bambini alla nascita e Maria non ha più mal di stomaco. Partiamo.



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