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DIARIO RUSSIA/ "Qui a Mosca si vive nell'odio e nella paura, perché?"

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Anche la gente comune è rimasta smarrita nello scoprire la fragilità dei legami sociali, e partecipa con spavento a questa guerra di logoramento che non porta da nessuna parte. Molti se ne stanno rendendo conto e forse questo senso di frustrazione ha spinto qualcuno a cercare di fare un passo indietro dalla polemica infinita, per riconoscere e consolidare quello che rimane di certo, che neanche la lacerazione di oggi può azzerare; si cerca un terreno più solido che dia la possibilità di continuare a convivere e a guardarsi in faccia.

E già si vedono dei tentativi individuali di non cedere alla logica della rottura ma di far leva sulla persona, sui comuni sentimenti umani; qualcuno cerca consapevolmente di gettare ponti, nella certezza che un’unità diversa è possibile, anzi è quella che veramente cementa la nazione. Nel coro delle requisitorie si distinguono subito queste voci per la diversità di tono, per la misura, perché cercano di farsi carico delle ragioni dell’una e dell’altra parte, come fa Elena Kadyrova: «C’è una verità comune che può unirci… riconoscere il diritto d’esistere ai sentimenti che ciascuno nutre davanti a quel che accade».

Quindi ammettere diritto d’esistenza a tutte le posizioni: al putinismo come all’antiputinismo, poiché ognuno si porta dietro la sua storia, la sua educazione. Ma se la persona non è riducibile alla sua posizione, ora è più necessario compiere un passo personale che non un gesto politico, perché è il modo più efficace per edificare la società; e il principio più personale in assoluto è quello di Cristo, come aveva genialmente intuito oltre sessant’anni fa don Divo Barsotti: «In Cristo, Oriente e Occidente non sono due mondi divisi; rappresentano piuttosto due civiltà, due mentalità distinte, destinate a completarsi nella Chiesa Una. Ma se noi togliamo Cristo a questi due mondi non ci potrà essere alcuna possibilità di unione e d'intesa: Oriente e Occidente rappresentano allora due mondi divisi e destinati a scontrarsi in un urto che elida o l'uno o l'altro e sia, forse, la fine dell'uno o dell'altro. Sembra di far della retorica eppure rimane vero che Cristo soltanto può operare l'unità degli uomini e delle nazioni. Senza di Lui non c'è nulla fra gli uomini che valga a operare la loro unità: nessuna idea, nessun uomo».

Dimenticare «che siamo figli di re» ha generato in tutti la paura, ed è proprio la paura la chiave di volta della crisi attuale. E sulla paura, sulla dignità e la speranza ha riflettuto in questi mesi Svetlana Panič, storica della letteratura, traduttrice e credente, che ha postato quotidianamente su facebook le riflessioni che gli avvenimenti le suggerivano.


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