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IL CASO/ Così l’Irlanda "imbavaglia" l'Europa su vita, educazione e famiglia

Pubblicazione:domenica 11 maggio 2014

(Infophoto) (Infophoto)

Qualcuno potrebbe chiedersi perché le preoccupazioni del popolo Irlandese relative al trattato di Lisbona interessino tanto il nostro Paese da aver richiesto una ratifica dello specifico Protocollo sottoscritto dall’Irlanda. È vero che siamo tutti in campagna elettorale e tra poco più di cinque settimane ci saranno le elezioni 2014, per cui possiamo dire che tutto ciò che riguarda l’Europa in questo periodo ci riguarda in modo particolare. Ma le preoccupazioni del popolo irlandese pongono una sfida fondamentale al prossimo Parlamento europeo, interpellano le coscienze di tutti e rivelano  una sensibilità che non possiamo assolutamente ignorare. Il Parlamento oggi ha approvato la ratifica del Protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al Trattato di Lisbona, firmato a Bruxelles il 13 giugno 2012 e vale la pena capire perché il popolo irlandese fosse tanto  preoccupato da mettere in discussione un trattato per altri versi importante per il contributo che dà alla costruzione di un’Europa di popoli e di culture, più che di mercato e di interessi economici.

L'articolo 1 del Protocollo riguarda il diritto alla vita, alla famiglia e all'istruzione e stabilisce che nessuna disposizione del Trattato di Lisbona che attribuisca valenza giuridica alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea  in materia di libertà, sicurezza e giustizia possa pregiudicare in alcun modo l'ambito e l'applicabilità della tutela del diritto alla vita, alla famiglia e all'istruzione sanciti dalla Costituzione irlandese. Detto in parole povere nessuna indicazione può venire dall’Europa che neghi o metta in discussione valori fondamentali nella vita di un Paese, come la vita, la famiglia e l’educazione. L’Irlanda in questo caso farà sempre prevalere i dettati della sua Costituzione e del suo ordinamento legislativo. La norma in esame ovviamente riguarda esclusivamente la Repubblica d'Irlanda, ma sollecita una seria riflessione anche nel nostro Paese, dove troppo spesso si prendono le indicazioni europee come se avessero valenza legislativa, anche quando appaiono in contrasto con la nostra Costituzione e con il nostro ordinamento.  L’Irlanda ci dà in questo caso un forte esempio di coerenza nella tutela dei valori e di coraggio nel confronto con altri paesi che hanno tradizioni diverse.

Il Protocollo irlandese si è reso necessario dopo l'esito negativo del referendum di Dublino del 2008, quando il popolo irlandese disse un no chiaro e forte a qualsiasi intervento che mettesse in discussioni valori cari alla sua tradizione e alla sua cultura. I Capi di Stato o di Governo dei ventisette Stati membri dell'Unione europea (UE), riuniti in sede di Consiglio europeo, hanno preso atto della volontà popolare irlandese e dei suoi timori rispetto al trattato di Lisbona e hanno dichiarato che, all'atto della conclusione del successivo trattato di adesione all'UE, avrebbero introdotto le disposizioni relative alla decisione popolare in un protocollo da allegare al Trattato sull'Unione europea (TUE) e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).  Il 18 aprile 2012 il Parlamento europeo ha adottato un parere favorevole alle modifiche proposte dal Governo irlandese e dato la sua approvazione.


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