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DAL VENEZUELA/ "Qui la libertà muore nel silenzio dell’Occidente"

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Sempre per quanto riguarda la diffusione delle idee liberali, un ruolo importante è sicuramente ricoperto dai social media come Twitter, tanto che il nostro account è il più seguito tra tutti i think tanks free-market dell’America Latina. In questi anni abbiamo avuto l’onore di ricevere prestigiosi riconoscimenti internazionali, come il Templeton Freedom Award, ed essere riconosciuti dall’Università della Pennsylvania come il think tank più influente dell’America Latina e il numero 128 su 150 nel panorama mondiale. 

 

Sono trascorsi quasi 40 anni dalla prima publicazione dello storico libro di Carlos Rangel “Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario”, che ha rappresentato, in tutti questi anni, la miglior risposta al famoso “Le Vene aperte dell’America Latina” di Eduardo Galeano, tanto esaltato dalla intellighenzia della sinistra internazionale. Qual è il lascito culturale e letterario di questo importante libro?

 

“Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario” mantiene una totale attualità nei contenuti e nelle premesse. Carlo Rangel, co-fondatore del Cedice, è stato un grande visionario che ha saputo raccontare e prevedere i drammi del socialismo in anni in cui questa ideologia sembrava vincente. Questo è un libro che sempre raccomandiamo ai giovani affinchè possano conoscere il dramma ipnotico del populismo. Per quanto riguarda il libro di Eduardo Galeano “La vene aperte dell’America Latina”, tanto amato e letto dai populisti di sinistra, è importante ricordare che l’autore stesso ha, recentemente, dichiarato che non riscriverebbe le stesse tesi del libro. Una dichiarazione importante e che fa luce sulla fallacia del libro.

 

(Lorenzo Montanari)

 

in collaborazione con www.think-in.it

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