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GEO-FINANZA/ Italia vittima della "guerra" tra Usa e Germania

Pubblicazione:mercoledì 14 maggio 2014

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Come chiarisce Geithner, tutto è cambiato nell’estate-autunno del 2011. Infatti, i francesi, e in modo minore i britannici, capirono che si doveva contrastare la Germania con un’azione di forza. Si trovò la scusa della Libia, ai danni dell’Italia, con la riluttanza Usa e con la contrarietà molto evidente della Germania. La Francia andò oltre quanto deciso, con l’assassinio del colonnello Gheddafi. Per il governo Berlusconi fu una debacle, causata da paesi alleati. Il contrattacco della Germania fu la “letterina” fatta firmare al francese Trichet, capo della Bce, al governo Berlusconi. Per l’Italia è stata una doppia sconfitta, strategica ed economico-monetaria, che fu possibile perché i tentennamenti di Obama non fecero scattare la risposta strategica e finanziaria tramite il Fmi a sostegno dell’Italia. Un tradimento per insipienza e ignavia più che per calcolo.

Gli Usa hanno davvero tardato a prendere delle concrete contromisure per ridimensionare la Germania in Europa. Mentre l’Italia commissariata vedeva l’avvento del governo di Mario Monti, si è dovuto attendere l’aprile 2013 che simultaneamente ha visto un incontro a Berlino tra il premier britannico Cameron e la cancelliera Merkel, la fine del governo Monti e la nascita di quello di Enrico Letta. Che cosa era successo?

L’incontro di Berlino, durato tre giorni, è stato tra i più difficili nelle relazioni bilaterali tra Germania e Regno Unito. Alla questione dell’Unione bancaria si aggiungeva quella della dicotomia tra le infrastrutture europee di borsa. Infatti, da un lato la britannica Lse controllava le borse europee tranne quella tedesca (DB) con l’intenzione riuscita di una fusione transatlantica con Ice-Nyse-Euronext, dall’altro la borsa tedesca (DB) guardava autonomamente verso Est e verso l’Asia orientale, in aperta concorrenza con gli interessi di Londra. L’incontro di Berlino non ha portato pacificazione ma divisione e acrimonia reciproca.

È stato solo dopo questo evento che gli Usa hanno iniziato una politica di “contenimento” attivo della Germania. Spionaggio, pressioni diplomatiche molto vigorose per costringere la Germania ad accettare una politica monetaria europea espansiva e infine la crisi in Ucraina. Quest’ultima era il grimaldello per disturbare gli interessi tedeschi a Est, verso la Russia. Le famose parole della diplomatica americana Nuland - “che l’Ue vada a farsi fottere” - erano piuttosto indirizzate all’Europa germanizzata. Corollario di queste politiche fu la fine del governo di Enrico Letta e l’avvento del giovane fiorentino, noto come il “rottamatore”, Matteo Renzi, al governo dell’Italia. Ovviamente, sempre senza alcuna elezione popolare che legittimasse queste scelte.


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