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UCRAINA/ Dzyurakh (vescovo): il paese era unito, così Putin l'ha spaccato

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Purtroppo, devo constatare che, nel caso dell’ attuale aggressione russa, la storia si ripete in modo drammatico. E’ una cosa davvero triste, che nel ventunesimo secolo si approvi all’unanimità nel Parlamento russo l’invasione militare del territorio ucraino. Ovviamente, è un sintomo molto triste e deprimente soprattutto per quel Paese stesso, perché è un segno della profonda decadenza morale.

 

Qual è il suo giudizio sulle modalità di intervento dell’Unione Europea e degli Stati Uniti? Cosa suggerisce perché questi interventi siano realmente in favore del popolo ucraino, della sua unità e della sua indipendenza?

 Siamo molto grati e riconoscenti a tutti quelli che all’estero si impegnano per la pace e per il mantenimento dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato ucraino. Appoggiare l’Ucraina significa oggi contribuire al ristabilmento dell’ordine della sicurezza a livello internazionale. Per questo motivo ciò che succede in Ucraina riguarda ogni Paese, sopratutto quelli europei. Nell’anno che ricorda l’inizio della prima guerra mondiale e alla vigilia del 70esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, non si può permettere la distruzione della sicurezza, conquistata e oggi difesa con tanti sacrifici dai popoli europei, incluso quello ucraino, il quale senza volerle né provocarle ha dovuto sopportare ambedue le tragedie mondiali. Fino a che non sarà fermata l’aggressione russa sul territorio ucraino e non saranno ritirate le enormi forze armate russe raccolte alla frontiera ucraina, non si può dire che le misure intraprese abbiano raggiunto lo scopo desiderato. Qui in Ucraina spesso si parla della debolezza e della mancanza di risolutezza della comunità internazionale. Si perde tanto tempo per esprimere una “profonda inquietudine e preoccupazione” e poì non si fanno passi ulteriori concreti e indirizzati contro i personaggi direttamente colpevoli di questa crisi. Non si deve neppure offrire una tribuna alla propaganda dell’odio e alla diffusione delle bugie sulla situazione in Ucraina. Non dobbiamo dimenticare che la guerra dell’informazione fa parte della guerra calda e di solito la precede. La guerra non comincia con il primo colpo sparato sul campo di battaglia, ma con il virus della bugia e dell’aggressione che invade il cuore umano. Fermare l’aggressore oggi vuol dire salvare l’anima stessa dell’Europa per le generazioni future.

 

La fede può essere un fattore di unità tra Ucraina e Russia? Ci può citare dei casi concreti?

Lo è gia adesso, se parliamo dell’unità spirituale in quanto discepoli di Cristo che confessano la stessa fede. Tuttavia, non si possono accettare i tentativi di sfruttare la religione per scopi politici, come fanno addetti e predicatori del “mondo russo”, un concetto che viene percepito in Ucraina come progetto di ricostruzione dell’impero russo sotto il paravento della retorica religiosa. A proposito, Sua Beatitudine Sviatoslav (Shevchuk) in una delle sue prime interviste in qualità di Guida della nostra Chiesa ha fatto la seguente osservazione: “Agli italiani non passerà mai per la testa una idea di costruire oggi un “mondo romano” e convincere i francesi o gli spagnoli, dicendo che devono per forza appartenere a questo “mondo” perchè latini e perché condividono la stessa fede”. Oggi come mai sarebbe più auspicabile che le voci delle Chiese fossero unite per diffendere i deboli e promuovere con ogni mezzo pacifico la pace e la sicurezza della comune casa europea. Il Santo Padre Francesco, che è già intervenuto cinque volte sulla crisi ucraina, ne dà un esempio chiaro e commovente.

 

Può descriverci brevemente qual è la situazione della Chiesa greco cattolica in Ucraina? Quali ordini religiosi, oltre il suo, i Redentoristi, sono presenti nel Paese? Quali sono le principali attività in cui siete impegnati e in quali aree del Paese in particolare?

La Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (CGCU) è la Chiesa sui iuris del rito orientale che mantiene la communione con Roma. E’ composta da 32 enti ecclesiali (Metropolie, Eparchie, Esarcati) che si trovano in Ucraina e in altri Paesi del mondo. Alla Chiesa appartengono circa 6 milioni di fedeli, dei quali 4,5 milioni sono cittadini ucraini (circa 10% della popolazione). Oggi in Ucraina ci sono oltre 3700 parrocchie greco-cattoliche, 2600 sacerdoti, 11 Ordini religiosi maschili e 21 femminili. Le strutture della CGCU sono presenti in tutto il Paese, sebbene la maggior parte sia concentrata nell’Ucraina occidentale, dove la Chiesa ha potuto svolgere la sua missione fino all'occupazione russa del 1945. Messa fuori legge e severamente perseguitata dal regime sovietico, la CGCU ha potuto sopravivere nella clandestinità e, dopo il crollo dell’impero sovietico, gode di una autorità morale notevole, dovuta soprattutto al fatto di non aver collaborato con le autorità statali sovietiche e aver mantenuto la libertà interiore, nonché l’attività pastorale a favore del rinnovamento della società ucraina.

 

Che rapporti esistono con le altre confessioni, in particolare con le Chiese ortodosse, sia con il Patriarcato di Kiev che quello di Mosca? Il Majdan è stato un’occasione di consolidamento di questi rapporti, non solo a livello di clero ma anche di fedeli?

Alle Chiese ortodosse ci unisce la stessa storia e la stessa eredità cristiana, che conserviamo nelle nostre comunità da oltre mille anni. Nonostante la divisione confessionale, si è stabilita e svilupata nella Ucraina indipendente una collaborazione costruttiva tra le Chiese, soprattutto nel quadro del Consiglio Panucraino delle Chiese e delle comunità religiose. Questo organismo, composto da tutte le principali comunità religiose, rappresenta il 95% dei credenti del Paese. Il Consiglio prende regolarmente una posizione comune nelle diverse questioni socio-politiche e interviene anche a livello legislativo con proposte e iniziative dirette al rinnovamento morale della società. Inoltre, manteniamo relazioni bilaterali sia con la Chiesa ortodossa del Patriarcato di Kiev che con quella unita a Mosca. Si tratta della collaborazione nelle questioni sociali, nella difesa dei deboli, poveri ed emarginati. In questo senso tutte le Chiese si sono messe al fianco dei manifestanti durante le proteste del Majdan, perché in questo movimento popolare hanno riconosciuto il soffio dello Spirito, che chiama il popolo al rinnovamento interiore. In Piazza dell’Indipendenza (Majdan) le differenze confessionali hanno ceduto il passo alla forza dello Spirito.



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