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Esteri

ELEZIONI INDIA/ Bjp, un po' di "nazionalismo" non fa male ai marò

Marò (Infophoto)Marò (Infophoto)

Erede dell’opera di Gandhi, il padre dell’indipendenza indiana, il Partito del Congresso è una forza la cui cultura politica è prossima a quella dei partiti socialisti europei non marxisti del secolo XX. La cultura politica del Bjp fa invece riferimento a una visione tendenzialmente chiusa dell’identità indù che è di una pericolosità evidente in un Paese dove comunque, pur essendo la maggioranza, gli indù sono poco più dell’80 per cento. Seguono con quasi il 12 per cento i musulmani e poi altre minoranze esigue, tra cui l’1,1 per cento di cristiani cattolici e altrettanto di cristiani protestanti. Si tenga però conto che, in un Paese che ha la popolazione dell’India, anche minoranze relativamente minuscole consistono di milioni di persone.

L’esito definitivo delle elezioni si conoscerà tra alcuni giorni; e varrà la pena di seguirne attentamente le conseguenze. Sin d’ora però possiamo dire che è meglio non lasciarsi andare in quattro e quattr’otto a conclusioni perentorie. Per ovvi motivi il Partito del Congresso in Occidente piace di più, ma restando al caso dei due marò ribadiamo che il fatto che abbia un leader di origine italiana per noi non è un vantaggio ma anzi un grosso handicap. Anche per questo si sarebbe dovuto puntare subito a una mediazione internazionale e non alla trattativa diretta con il governo indiano: una scelta che non è stata altro che l’ultimo anello di una catena di errori clamorosi iniziata con l’inconsulta decisione di mandare a consegnarsi alla polizia locale del Kerala due nostri militari in uniforme che erano in servizio armato su una nave in navigazione in acque internazionali. 

Non è detto però che con un governo a guida del Bjp si vada necessariamente di male in peggio, tanto più se questo governo, come sembra comunque inevitabile, dovesse essere basato non solo sul Bjp ma su una coalizione composta anche da altri partiti.

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