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Esteri

MARIAM YEHYA IBRAHIM/ Può una madre amare Gesù più del figlio che ha in grembo?

Mariam Yehya Ibrahim (Immagine d'archivio)Mariam Yehya Ibrahim (Immagine d'archivio)

Questo è di più che dare la vita. Ogni madre lo sa bene. Ogni buona madre direbbe “prendi me ma non loro” e invece questa ragazza nera, sconosciuta e disperata ha detto “prendi me e anche loro”. Non ne sarei capace, sinceramente, no. Non questo. Chi sei, Mariam? Mi ricordi una donna antica, Rita da Cascia, due figli maschi anche lei, sposata, santa. Da dove viene questo essere santa? Come fanno a esserci queste donne sante dentro tanto male? Dico donne perchè come lei Asia Bibi, o le duecento ragazze rapite. In aggiunta a tutte quelle di cui non sappiamo niente, rubate, violentate, schiavizzate e lapidate. Il sangue di tante donne che danno la vita per la Vita. Sul corpo di queste donne si rinnova la speranza di un Bene che non si perde, di un Amore che resiste, fecondo, martire. E noi donne d’Occidente, chi siamo noi? Noi figlie del femminismo, liberate e libere, di divorziare, di abortire, noi chi siamo? Noi donne evolute, istruite e democratiche, cosa facciamo?
Ben poco, lo devo pur ammettere, a partire dal mio stesso cuore, che oggi ha ricevuto una spallata e si è sfondato: Mariam, tu lo hai fatto, con il tuo gesto, mi hai dimostrato chi sono. La mia fragilità chiusa dentro un ragionamento, un pensiero che pensa di salvarsi ma che inciampa su di sé, un relativismo così subdolo che tutto ne è permeato, tutto diventa opinabile, manipolabile, ammissibile. Il relativismo che mi sommerge e annega la verità, così chiara invece per Mariam. Io faccio così fatica a dire “no”, ai miei figli, alle mie voglie. Lascio che tutto mi travolga, mi passi sopra e sotto, pur di conservare un angolo tutto per me, un angolo di egoismo; a cui ognuno ha diritto, in fondo, è così importante per sopravvivere quell’angolo di egoismo..., quell’angolo di finta pace.
Per sopravvivere, certo, questo è il punto. La sopravvivenza. Rima con un’altra parola, scomoda: Provvidenza. La differenza tra me e te Mariam, forse è questa: io, donna d’Occidente, libera, sopravvivo. Con i miei diritti stretti tra i denti. E la fede dietro. Tu no. Sei capace di dare tutto, anche di più della tua vita. Il sangue di tali donne sta fecondando l’Africa, il mondo. Cambia il mondo. Chiama la coscienza del mondo. Le ultime notizie dicono che lo scandalo del tuo caso ha forse fermato la condanna: lo hanno annunciato Antonella Napoli, presidente di Italians For Darfur, citando rassicurazioni di avvocati raccolte da Khalid Omer Yousif della Ong Sudan Change Now. Ci sarà una nuova sentenza, un nuovo processo. Grazie, Mariam, grazie.

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