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DIARIO SUD SUDAN/ "La firma degli accordi di pace è arrivata: e ora?"

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Foto Avsi  Foto Avsi

Stagione delle piogge. Una pioggia torrenziale apre il festeggiamento del 9 maggio presso la Delegazione dell’Unione Europea. Juba. La pioggia entra infiltrandosi dal tettuccio apribile della macchina di AVSI. Non lo abbiamo mai aperto, eppure entra acqua e ci bagniamo. Massimo è alla guida, si bagna. Ride, anche se non ha voglia di andare alla festa. I cuori sono pesanti, per un inizio difficile dopo le ferie. Distanza da “casa”, distanza dalla famiglia. Quel pensiero che casa è nel luogo dove sei mi ronza in testa, eppure non trova spazio nella pesantezza dei primi giorni. Pioggia. 

Al cancello della delegazione ci rifugiamo sotto l’ombrello di un guardiano, che ci scorta fino alla tettoia dove gli invitati stanno già chiacchierando. Troviamo Michela e Massimo, volti amici.

Nella sala conferenze un tavolino con un calice di vino bianco e un microfono dorato attendono i discorsi del delegato della EU e del Ministro della Giustizia del Sud Sudan. Prima l’inno alla gioia e poi l’inno nazionale del Sud Sudan, che stride come una marcetta per bambini a fianco di una grande composizione di musica con una lunga storia.

Sven parla della guerra del Sud Sudan. Lui è il delegato della EU, dice che tra poco se ne andrà e parla della guerra. Guarda il Ministro e gli dice che bisogna fare qualcosa, che bisogna mettere da parte gli odi. Che ci vuole il perdono. Perché il paese non precipiti nel caos e perché questo Sud Sudan neonato possa cominciare a crescere. Il Ministro dice tante parole. Usa toni africani conosciuti. La frase che mi rimane in testa “Il problema è che un’etnia ha deciso di attaccare, aggredire”. Poi frasi prive di anima.

Come ha detto Sven, il 9 maggio, giorno dell’Europa, Salva Kir e Riek Machar (i due elefanti) si sono incontrati ad Addis Abeba. Immagino Riek Machar in viaggio verso l’Etiopia, partito dal suo nascondiglio.



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