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Esteri

SCENARI/ India, un voto che "taglia fuori" l'Italia

L’India ha eletto a larghissima maggioranza Narendra Modi, leader del Bharatiya Janata Party, che detterà un netto cambio di direzione nel subcontinente. PAOLO RAFFONE

la vittoria del partito BJP (Infophoto)la vittoria del partito BJP (Infophoto)

Ancora sono fresche le immagini del grande accordo strategico-commerciale-finanziario tra i presidenti della Russia, Vladimir Putin, e della Cina, Xi Jinping, al quale ha anche assistito - in un incontro economico parallelo - il presidente iraniano Hassan Rouhani. Il mondo sarà presto sorpreso da un altro grande evento asiatico. Il primo ministro del Pakistan, Mian Nawaz Sharif, parteciperà alle cerimonie di insediamento del nuovo primo ministro dell’India, Narendra Modi. Il tempo è maturo per un incontro bilaterale e per un invito di Modi a visitare il Pakistan.

Sia Modi che Sharif devono tenere a bada le frange estremiste, non solo islamiche, che avrebbero interesse a perpetuare lo statu quo. È quindi interesse di entrambi i leader di poter mostrare concreti risultati economici alle popolazioni. Un punto sul quale convergeranno gli interessi sarà di rilanciare il dialogo perché tutti siano “stakeholders” del grande gasdotto Iran-Pakistan-India. Modi sa bene che per realizzare questo risultato ha bisogno del sostegno della Russia, e Sharif sa bene che ha bisogno del sostegno della Cina.

La Russia, la Cina e l’India guardano avanti, verso un mondo diverso e più “uguale” o se si preferisce con meno “ineguaglianze”. Infatti, sul britannico The Guardian, il famoso storico inglese Timothy Garton Ash ha pubblicato un articolo dal titolo “Putin ha più ammiratori di quanto possa pensare l’Occidente”.

Mentre l’Occidente si contorce attorno alle sue crisi di potenza e al declino del suo sistema democratico parlamentare, sorge l’avvenire in Asia, anzi nella grande massa dell’Eurasia purtroppo orfana di un’indecisa e reazionaria Europa. Eppure, pochi mesi fa il presidente cinese Xi, in visita a Bruxelles, aveva invitato quei poveretti che rappresentano le istituzioni europee a considerare un grande accordo di libero scambio tra la Cina e l’Ue. I poveretti hanno solo saputo balbettare che “non è ancora venuto il momento”. E adesso il gioco è fatto: Adieu Europe!

Dicevamo dell’India - venuta agli onori delle cronache italiane solo per le idiozie nella gestione del “caso marò” - dove si sono appena concluse le più importanti elezioni parlamentari dai tempi dell’indipendenza. La vecchia casta di potere politico-militare e la pratica di governi di coalizione instauratasi con le dinastie Nehru e Ghandi è finita. L’India ha eletto a larghissima maggioranza Narendra Modi, leader del Bharatiya Janata Party (Bjp), che cambierà strategia e direzione al subcontinente indiano, popolato da circa un miliardo di persone.

Sul rilancio dell’economia indiana si sono giocate le elezioni. Modi ha promesso una crescita a due cifre! Si vedrà se le sue scelte saranno più simili ad un tatcherismo in salsa indiana oppure a una politica più aggressiva di espansione monetaria sullo stile del nipponico Shinzo Abe. Alcuni osservatori descrivono Modi come un mix di gaullismo e conservatismo sociale capace di riallineare la frastagliata democrazia indiana attorno a un unico grande progetto nazionale.