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SCENARI/ Ucraina, Ue, Egitto, Siria: il “caos” che può arrivare dalle elezioni

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Insomma, pare proprio che la Russia di Putin non sia affatto isolata, nonostante la retorica mediatica occidentale e, quella sui giornali ucraini. Il pericolo maggiore è che l’esito imprevedibile della situazione in Ucraina - Putin sta facendo il possibile per abbassare i toni persino riconoscendo la “legittimità delle elezioni di domenica prossima” sebbene non ne riconoscerà il risultato - potrebbe portare a un’ulteriore ondata di sanzioni alla Russia. Una tale scelta, che qualcuno a Washington continua ad agitare, provocherebbe l’irrigidimento interno della Russia, facendo collassare le possibilità di sopravvivenza dei molti liberali pro-occidentali, politici e imprenditori. Come ha osservato il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, “un conflitto con l’Occidente non è voluto [da noi] e sarebbe inutile [per risolvere il problema ucraino]”.

Come nelle relazioni con la Russia, anche quelle con l’Iran rischiano di vedere ripetersi il cliché politico occidentale - principalmente americano - che perdura dalla crisi di Cuba a oggi. A costo di inventare un nemico non perdiamo la faccia perché “gli Usa non fanno compromessi”. Triste vedere che decadi sono passate e poco hanno appreso negli Usa in merito alla “costruzione della fiducia” che passa principalmente attraverso la capacità di capire, anche se non si accettano, le motivazioni profonde che provocano le reazioni degli altri. La Cina queste cose ce le ha iscritte nel suo millenario Dna. Gli europei hanno tentato di svilupparle con la fallimentare politica di vicinato, e con i tristi esempi in Ucraina, Siria, Libia, Africa orientale e occidentale non sono stati capaci di trasferire le idee nella pratica consolidata delle azioni politiche e d’influenza. Peccato che non si veda all’orizzonte, per ora almeno, qualcuno che sappia veramente cambiar verso “culturale” all’Occidente. Eppure, papa Francesco è proprio li a simboleggiare questo cambiamento genetico della più vecchia istituzione dell’Occidente.

Nei prossimi giorni vedremo il compiersi di elezioni nell’Ue, in Ucraina, in Egitto, e dopo alcune settimane in Siria, nel mezzo dell’estate in Turchia (presidenziali), mentre a novembre si svolgeranno le temutissime elezioni di mezzo mandato. Qualcuno vorrebbe svolgerle anticipatamente in Italia e finanche pretendere che si possano tenere in Libia. La verità è che le elezioni hanno un senso solo se si svolgono in condizioni accettabili di stabilità, sicurezza e libertà, ma soprattutto se servono a dare un indirizzo a un sistema istituzionale strutturato e funzionante. Tranne che negli Stati Uniti, nessuna delle citate tornate elettorali prossime venture sembra rispondere a dei criteri minimi di credibilità. Dobbiamo aggiungere che, contrariamente alla vulgata di propaganda mediatica buonistico-progressista dominante, le elezioni possono creare più guasti e danni che soluzioni concrete ai problemi.

È sufficiente osservare le elezioni del parlamento Ue, che si svolgono in un quadro istituzionale tanto pletorico quanto disfunzionale, bi- e tri-cefalo, e con un deficit di effettività tale da costringere i governi democratici ad adottare misure eccezionali. Tanta è stata l’eccezione che, dal 2010, si sono affastellate strutture intergovernative (cioè puro potere senza rispondere a istanze elettive), spesso in conflitto tra loro, per la gestione della crisi finanziaria. Il risultato, sociale e drammaticamente reale, è sotto gli occhi di tutti. Attribuire tanta enfasi a queste elezioni europee, in un’Ue ridotta a un pasticcio e un’economia in depressione, è molto pericoloso.

Eppure nulla ha smosso i dirigenti europei e nazionali “europeisti” che continuano a suonare il violino mentre la nave affonda. A mia memoria sono le più brutte e dannose elezioni democratiche dell’ultimo mezzo secolo. A prescindere dai risultati, che potranno avere una qualche influenza solo in via indiretta sull’Ue attraverso i governi nazionali, il rischio che si corre, seriamente, e come alcuni leader di partiti “tradizionali” inneggiano, è una svolta autoritaria in Europa.


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