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ELEZIONI EGITTO/ Farouq: non c’è futuro per la dittatura

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Manifesti elettorali in Egitto  Manifesti elettorali in Egitto

In molti non hanno votato per Sabahi perché non condividono le sue idee socialiste. Dopo tre anni di votazioni e di proteste nelle strade, gli egiziani stanno imparando la democrazia e sperimentando tutte le possibilità. Per molti Sabahi non rappresenta la loro visione sul futuro dell’Egitto. Altri inizialmente si erano fatti un’idea molto positiva di El-Sisi, ma hanno cambiato idea dopo gli arresti per la legge sulle manifestazioni, l’incarcerazione dei giovani rivoluzionari e il taglio dei sussidi statali per gas ed energia.

 

Come valuta la posizione dei Fratelli musulmani in queste elezioni?

Il sito ufficiale del Partito Libertà e Giustizia, espressione dei Fratelli musulmani, afferma che il 48% dei votanti sono cristiani, i quali sono contro l’Islam e a favore di El-Sisi in quanto quest’ultimo è nemico della religione musulmana. Gli islamisti sono giunti a diffondere dei volantini attribuendo falsamente a Tawadros II, il Papa dei Copti Ortodossi, la frase secondo cui Cristo gli sarebbe apparso per dire ai cristiani di votare El-Sisi. Se domani sentiremo che una chiesa in Egitto è stata assaltata e messa a ferro e a fuoco, sapremo il perché. Con questa continua propaganda contro i cristiani in Egitto da parte dei Fratelli musulmani, non dovremo stupirci se si verificheranno nuovi massacri.

 

Lo scrittore egiziano Alaa Al-Aswany ha pubblicato un libro dal titolo “La rivoluzione egiziana si è sbagliata?”. Come risponderebbe a questa domanda?

Quanto sta avvenendo in Egitto è una realtà completamente nuova, eppure si continua a cercare di inserire forzatamente questa realtà in un modello prefissato. Lo ritengo un grave errore, e lo stesso nome della Rivoluzione, “Primavera araba”, è un controsenso perché in Egitto la primavera è la stagione peggiore, caratterizzata da afa e tempeste di sabbia. Per rispondere alla domanda di Al-Aswany bisogna utilizzare degli strumenti adeguati e trovare un nuovo linguaggio. Oggi gli egiziani stanno imparando la democrazia, e ciascuno dei poteri istituzionali si rende conto che non può controllare il Paese da solo, ma devono trovare un accordo tra loro e raggiungere un compromesso.

 

(Pietro Vernizzi)



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