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MERIAM IBRAHIM/ La donna sudanese condannata a morte ha partorito incatenata

Meriam Ibrahim, la donna sudanese condannata a morte per apostasia, è stata costretta a partorie con le catene. Lo ha raccontato il marito alla stampa inglese

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Ha dato alla luce una bambina, Meriam Ibrahim, la donna sudanese condannata a morte per apostasia. Incarcerata lo scorso febbraio quando era già incinta del suo secondo figlio, qualche settimana fa Meriam è stata condannata a morte ma la pena spostata a due anni di distanza dal parto, che è avvenuto pochi giorni fa. Il marito Daniel Wani ha raccontato al quotidiano inglese The Telegraph che la moglie è stata costretta a partorire, seppure in ospedale, incatenata come viene tenuta normalmente in carcere da quando è stata condannata a morte. All'uomo è stato concesso di vedere la figlia solo il giorno dopo la nascita e solo allora sono state rimosse le catene che tengono imprigionata la donna. Alla bambina è stato dato il nome di Maya. La coppia ha già un figlio di venti mesi, Martin, che viene tenuto in prigione con la madre. Nonostante il destino che le spetta, Meriam ha sempre detto che non rinuncerà mai alla sua fede cristiana. Come si sa, la donna è accusata invece di apostasia in quanto il padre era musulmano e per la legge islamica conta solo la religione di appartenenza del padre, anche se la donna è cresciuta cristiana e non ha mai abiurato una ipotetica appartenenza all'islam.

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