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Esteri

GUERRA UCRAINA/ 2. Solo il G20 può evitare una nuova "Jugoslavia"

John Kerry con li ministro degli Esteri ucraino Andriy Deshchytsya (Infophoto)John Kerry con li ministro degli Esteri ucraino Andriy Deshchytsya (Infophoto)

Pur non volendo ripercorrere la storia e l’evoluzione demografica dell’Ucraina è utile ricordare alcuni elementi essenziali. Nel XVII secolo gli ucraini, in un territorio ben più piccolo dell’attuale e non indipendente, erano circa 4 milioni. I territori e le regioni che compongono l’Ucraina attuale sono stati annessi nei secoli a seguito di guerre e conquiste, di cui il caso più eclatante storicamente è la Crimea. Tra il 1917 e il 1921 l’Ucraina celebrò la sua guerra di indipendenza che portò nel 1919 alla fusione tra la Repubblica del Popolo Ucraino all’Est e la Repubblica Occidentale del Popolo Ucraino, entrambe inquadrate nel sistema sovietico. In questo sistema di “Repubbliche sorelle”, nel 1954 la Russia sovietica trasferì il territorio (oblast) della Crimea sotto la giurisdizione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Dopo la seconda guerra mondiale, secondo il censimento del 2001, si dichiaravano ucraini 37.541.693 di abitanti (77,5%) e russi 8.334.141 (17,2%; nel 1989 erano 11.355.582, cioè il 22,1%), oltre ad altre 16 nazionalità.

Appare evidente che la storia e la composizione demografica dell’Ucraina richiedono un approccio più sofisticato di quello finora messo in atto sia dall’Unione europea, sia dalla Russia o dagli Usa. Proviamo a ricorrere alla saggezza orientale.

Il termine crisi in cinese è scritto weiji e significa “un momento pericoloso”, un tempo nel quale le situazioni iniziano a modificarsi e in questo senso weiji indica una situazione di pericolo nella quale si dovrebbe essere particolarmente cauti e guardinghi. Anche l’etimologia della parola italiana crisi rimanda a un analogo significato di “fase culminante”, “punto di svolta” (deriva dal latino crisis e dal greco kris). Quindi sia in cinese, sia in italiano l’esito positivo da una crisi non è affatto scontato e richiede per questo motivo la massima attenzione e prudenza. Questo ci porta a dover prendere le distanze dalle ragioni degli uni e degli altri e a cercare una soluzione che sia rispettosa di tutti gli istinti che nutrono la crisi in corso.

Appare evidente che, se si ragiona con onesta e libertà di pensiero, tutti gli attori ormai coinvolti nella crisi ucraina debbano fare un passo indietro. Quindi, Russia, Usa e Ue, oltre a singoli paesi europei e al nuovo governo ucraino, dovrebbero avere la maturità e la lungimiranza di devolvere la soluzione della crisi ucraina a uno strumento di governance mondiale. Ciò non vuol dire non assumersi responsabilità positive per la soluzione della crisi, ma di operare solo nel rispetto di un quadro di una soluzione negoziata a livello mondiale. Non farlo significa non avere alcun senso di responsabilità per le conseguenze che potrebbero derivare dalla crisi e, più gravemente, agire ancora secondo canali culturali del XVII secolo.