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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Gheddo: la violenza cresce, serve un patto con l'islam moderato

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I cristiani ovviamente condannano i singoli atti e anche la volontà che c’è dietro a questi sanguinosi attacchi, ma è altrettanto ovvio che non rompono il dialogo con l'islam perché tra i musulmani moderati si trovano persone e famiglie stupende, accoglienti e generose. Anche in Italia abbiamo tantissimi gruppi di dialogo con l’islam e altre religioni, fatto sta che questi temi non vengono affrontati. Non crede che se nel mondo ci fossero gruppi di cristiani violenti saremmo pronti ad aprire immediatamente un dibattito su questo per tentare di capirne i motivi ed eventuali soluzioni? Perché invece con l’islam non si riesce ad abbattere questo muro di silenzio?

 

A cosa stiamo andando incontro in questo modo?

A violenze che si allargheranno a macchia d’olio e a gruppi estremisti islamici che continueranno queste assurde violenze liberamente, in sempre più Paesi e senza che nessuno faccia veramente qualcosa per ostacolarli. Basti pensare alla Nigeria, al Ciad, al Nord del Camerun dove ad aprile sono stati sequestrati i due sacerdoti vicentini Giampaolo Marta e Gianantonio Allegri, oppure in Pakistan dove altri cooperanti sono stati rapiti più di due anni fa. Per non parlare del Sudan, dell’Eritrea e della Somalia.

 

Quali soluzioni si possono immaginare?

E' difficile da dire, ma credo sia importante iniziare a parlarne veramente. Insieme ai musulmani moderati, in Italia e non solo, dobbiamo avviare una protesta comune nei confronti dei governi dei Paesi coinvolti e degli imam, ma tutto ancora tace. In questo modo la situazione non potrà che peggiorare.

 

Cosa pensa della missione di stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana recentemente approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu?

E' ancora presto per dire se questa missione sarà risolutiva, ma è certamente un buon inizio e un segnale che qualcosa si sta muovendo. E' però chiaro che si può e si deve fare di più, coinvolgendo i fedeli dell’islam in un dibattito che possa diventare comune e in grado di generare azioni realmente efficaci per arginare la violenza.

 

(Claudio Perlini)



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