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Esteri

SCENARI/ Così l'Ue può evitare "l'estinzione"

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Da un recente studio della Mckinsey sulla ridefinizione e lo sviluppo dei flussi mondiali appare evidente che tra il 2001 e il 2013 i flussi mondiali finanziari, di beni, servizi e dei dati, si sono diversificati. L’Europa non è più con gli Usa il cuore del sistema di flussi mondiali. Infatti, il sistema dei flussi è ormai saldamente tripolare suddiviso in una distribuzione piuttosto egualitaria tra l’insieme americano (Nord e Sud), l’Europa, e l’Eurasia (Occidentale e Orientale). L’Africa e il Medio oriente, il sub-continente indiano, e la Cina hanno assunto rilevanza principalmente nei settori dei beni e dei dati, mentre in quello finanziario e dei servizi sono ancora piuttosto deboli rispetto ai flussi Usa-Ue.

Queste belle cartografie ci illustrano che l’insieme di stati che avrebbe dovuto più di ogni altro sviluppare una nuova visione di politica estera e di sicurezza è l’Unione europea che, non occupando più un posizionamento monodirezionale prevalentemente in Occidente, doveva sfruttare la leva portata dalla mondializzazione elaborando una visione olistica mondiale di equi-cooperazione con gli insiemi statali orientali e occidentali. Come abbiamo visto sopra, così non è stato. Infatti, l’Ue non solo ha nullificato l’effetto positivo della mondializzazione - cioè il controllo centrale dei flussi in entrata e in uscita - ma è rimasta intrappolata dagli errori commessi nel proprio vicinato. Inoltre, l’Ue, ridottasi a un mero esercizio di egemonia burocratico-regolamentare interna, è riuscita anche ad alienare almeno il 10% del sentimento europeista dei suoi stessi cittadini votanti. Se poi a questo dato si sommasse quello dell’astensione (più del 55%) si capisce senza dubbio che l’Ue è vittima di errori fondamentali auto-inflitti. Riformare l’Ue è un errore ideologico e di prospettiva. Ormai ci vuole una nuova Unione europea con un nuovo progetto adattato alla realtà del XXI secolo.

Dalle stesse citate cartografie emerge che gli Usa non si trovano in un posizionamento spaziale favorevole. Infatti, essi sono a uno dei due estremi delle mappe dei flussi mondiali, mentre l’Europa è proprio nel mezzo (in entrata e in uscita). Nonostante ciò, gli Usa hanno cercato di diversificare le proprie relazioni internazionali bilanciando la perdita di peso europeo con l’emergere di quello asiatico e dell’America Latina. Il famoso pivot asiatico di Obama non era altro che questo. Gli unici settori ancora preminenti nel 2013 tra Usa e Ue (in particolare Uk) sono quelli finanziari e dei servizi. Non a caso sono proprio i due settori più scivolosi per la conclusione dell’accordo transatlantico di libero commercio attualmente in discussione (Ttip). Nell’ottica americana, il progetto di free trade zone Usa-Ue è probabilmente l’ultima chiamata all’Europa prima che gli Usa, che sono ancora la sola superpotenza occidentale, decidano altrimenti.

È in questo quadro che si deve leggere il forte dibattito interno agli establishment Usa in materia di politica estera e di sicurezza. Probabilmente non sarà l’attuale presidente americano, Obama, che detterà la nuova dottrina Usa. Infatti, nel suo importante discorso pronunciato all’iconica accademia militare di West Point, Obama ha cercato con un’abile retorica di non scontentare nessuno, difatti scontentando tutti. Un incomprensibile groviglio di mezze misure, tra aspirazione egemonica e limitatezza dei mezzi e della passione popolare. Insomma, la sintesi è “fare senza strafare”, come ha scritto Giuliano Ferrara su Il Foglio.