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Esteri

SCENARI/ Così l'Ue può evitare "l'estinzione"

L’Ue, per come è stata finora guidata e architettata, rischia di trovarsi isolata rispetto ai flussi mondiali finanziari, di beni, servizi e dei dati. PAOLO RAFFONE ci spiega perché

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Come le tubature collegano una casa con il suo ambiente circostante, così la politica estera connette un luogo al resto del mondo. Senza le tubature, la casa, benché solidamente costruita, resterà isolata dal resto, e quindi perde in valore, attrattività e in sicurezza. Lo stesso assioma vale per gli stati e gli insiemi di stati. Ad esempio, sia l’Ue che l’Occidente, intesi come insiemi di stati, non dispongono di una politica estera ma di scelte egoistiche avversative, diacroniche e divergenti, che non nascono da una sommatoria delle singolarità effettuali ma dalla capacità egemonizzatrice di taluni e dalla contingenza esogena. Il progetto valoriale che univa questi insiemi si è dissolto.

Nel caso dell’Unione europea si deve riconoscere che l’architettura istituzionale voluta dal Trattato di Lisbona ha fallito, sia operativamente che ontologicamente, nel superare quella concezione coloniale e post-coloniale che gli stati membri hanno trasferito dal livello nazionale a quello comunitario. Il primo esercizio di applicazione della politica estera dell’Ue (2009-2014) ha mostrato tutti i suoi limiti concettuali prima ancora che di efficacia. In particolare, l’Ue non ha saputo sviluppare una visione strategica per il XXI secolo. Le sue linee guida sono un misto di burocrazia e di misticismo avulse dalla realtà. Infatti, essa è rimasta apaticamente in parte all’ombra dell’egemone americano e in parte in preda del caos generatosi con la fine del bipolarismo e l’emergere di un imperfetto multipolarismo mondiale.

Le due principali politiche europee in materia di esteri e sicurezza - allargamento e vicinato - hanno portato (e a volte provocato) risultati di cui preoccuparsi: una grave frattura con l’heartland eurasiatico e in particolare con la Russia; un caos generalizzato e l’esplosione della violenza su tutti i confini meridionali e sud-orientali. Relativamente al posizionamento globale dell’Ue si rilevano: una sconfitta nelle relazioni bilaterali Ue-Russia, e quindi con i paesi del Cis; un doppio stallo nelle relazioni bilaterali Ue-Usa e Ue-Cina, e quindi con gli insiemi di paesi a essi collegabili. A questo deve aggiungersi un evidente declino della proiezione culturale e valoriale europea che, vittima della morte delle idee e ideologie del XIX secolo, non ha elaborato altro che un appiattimento sul laicismo e sulle tecniche gestionali di matrice anglo-americana.

Questi risultati sono ancor più preoccupanti se si considera che essi si sono materializzati in un momento molto favorevole all’emergere di un’Europa come attore geopolitico che era stigmatizzato dalla “domanda di Europa” proveniente dal resto del mondo in coincidenza al parziale ridimensionamento dell’egemonia americana in Europa e nel mondo. Invece, l’Ue ha continuato a crogiolarsi con l’autoesaltazione di essere “il più grande mercato” del mondo, senza visione a medio e lungo termine. Ciò non fa che aumentare le conseguenze negative di tale situazione che a medio termine - secondo diversi studi tra il 2020 e il 2025 - vedrà la definitiva marginalizzazione europea sulla scena mondiale.