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Esteri

STATI UNITI/ La Corte suprema dice sì alla preghiera prima di assemblee cittadine

Pregare prima di una assemblea non viola la costituzione: lo ha deciso la Corte suprema degli Stati Uniti con cinque voti a favore e quattro contrari. Ecco di cosa si tratta

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Cinque voti a favore e quattro contrari: la Corte suprema degli Stati Uniti ha approvato la possibilità di pregare prima dell'inizio delle assemblee cittadine comunali, perché la preghiera non viola la costituzione ma è anzi un modo di mantenere in vita le tradizioni nazionali. Una decisione che arriva dopo scontri continui tra i sostenitori della separazione tra chiesa e stato e i fautori della preghiera e una decisione che ovviamente non porrà fine allo scontro in atto, molto vivace negli Stati Uniti come tutto ciò che tocca la materia di fede. Si legge nella sentenza che "L'includere un breve cerimoniale preghiera come parte di un più ampio esercizio dei diritti civici, suggerisce che il suo proposito ed effetto è quello di riconoscere i leader ed istituzioni religiose rappresentate, piuttosto che escludere o costringere i non credenti". La decisione della Corte è stata possibile grazie al voto decisivo del giudice Anthony Kennedy che ha anche citato una sentenza del 1983 nella quale la Corte suprema affermava il diritto dello stato del Nebraska di aprire le sessioni con la preghiera, in quanto non era una violazione del primo emendamento.

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