BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

GUERRA UCRAINA/ Bercea (vescovo): Kiev e Mosca, uno scontro figlio del comunismo ateo

InfophotoInfophoto

Il cristianesimo nei secoli ha plasmato dei valori comuni, identici per tutti i popoli, che possono aiutare Russia e Ucraina a non vivere le reciproche differenze come fonte di inimicizia. E sto parlando di valori umani, prima ancora che cristiani, come il rispetto per la persona che di fatto non caratterizza il comportamento dell’ateo anche quando è animato dalle migliori intenzioni. Non dimentichiamoci che il comunismo ateo ha portato a incarcerare l’intera intellighenzia, a prescindere dal fatto che quest’ultima fosse o meno cristiana.

 

Quali sono le origini del rancore tra russi e ucraini?

La lotta di classe predicata dal marxismo ha posto un seme di odio nella società che si è riverberato anche nei rapporti tra popoli e nazioni, fino all’attuale conflitto tra Russia e Ucraina. Invece di creare fratellanza tra i popoli e il paradiso sulla terra come prometteva, il comunismo ha creato solo divisioni. Per fare un esempio, in Romania non esisteva una sola persona che non fosse seguita dalla polizia segreta, coordinata a sua volta dal Partito comunista. Figuriamoci in Russia e Ucraina che, a differenza del mio Paese, facevano parte dell’Unione Sovietica. Si tratta di fatti che segnano la mentalità delle persone anche a distanza di decenni.

 

Come si spiega che dopo anni di pace, le divisioni tra Russia e Ucraina siano scoppiate proprio nel 2014?

E’ una coincidenza singolare, perché siamo proprio a 100 anni dallo scoppio della prima guerra mondiale.

 

Si aspetta che si ripeta quanto avvenne allora?

No, ci troviamo in un momento storico diverso, ma ci sono persone che soffiano sul fuoco perché si ripeta quella immane tragedia. Sappiamo che anche la prima guerra mondiale non è scoppiata da un giorno all’altro: i principali leader politici delle diverse nazioni hanno voluto creare questa situazione, e ora ci troviamo a fronteggiarne le conseguenze.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
06/05/2014 - Ucraina: giudizi storici in fretta e furia (CARLA VITES)

Con buona pace di pope rumeni et similia, vorrei citare qualcuno che sicuramente non può essere sospettato di connivenza con regimi ateistici-sovietizzanti: Aleksandr Isaevic Solzenicyn. A lui, in tarda età, fu data la ventura di assistere all’altra operazione di tutela dei popoli, in cui, guarda caso la NATO diede una così 'vigorosa' mano, quella che passò sotto il nome di guerra di Yugoslavia. Mutatis mutandis, mi pare illuminante, così, tanto per liberarci da qualche luogo comune, riascoltare cosa ebbe a dire in quell'occasione il premio Nobel 1970 per la letteratura, nonché 8 anni di GULag. Cito: ”Non bisogna illudersi che l’America o la NATO abbiano come scopo principale la difesa dei kosovari. Se si preoccupassero seriamente degli oppressi avrebbero avuto 40 anni per difendere il Tibet con il suo popolo annientato, la sua religione, la sua raffinatissima cultura. Non hanno mosso un dito per vigliaccheria, perché è meglio non avere a che fare con la Cina. Se avessero dei buoni sentimenti avrebbero già avuto 50 anni per difendere i curdi sparpagliati in vari paesi, sterminati: milioni di infelici. La cosa più spaventosa non è nemmeno il bombardamento della Serbia. Ma che la NATO ci ha introdotti in una nuova epoca: chi è più forte, schiacci. Impiantare la democrazia in tutto il pianeta. E infatti hanno cominciato a impiantarla. Prima in Bosnia. In Afghanistan hanno già sistemato tutto. Un grande successo in Iraq. Adesso a chi toccherà?” Forse – dico io - l’Ucraina?