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Esteri

SCENARI/ Ucraina, Libia e Siria: così l'Italia può passare all'azione

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Mentre i nostri politici ci condannano all’autoesclusione da aree di nostra tradizionale influenza, peraltro anche fondamentali sul piano degli interessi economici e della sicurezza, la Germania agisce da “rappresentante di fatto” dell’Ue nelle relazioni con la Russia sul caso ucraino, e gli Usa sono intervenuti in Libia a sostegno del debolissimo governo centrale con due operazioni. La prima è stata il dispiegamento delle unità navali dei Seals davanti alle coste libiche permettendo, tra l’altro, di sostenere l’autorità del governo libico nel pattugliamento delle coste e nella repressione di commerci illeciti. È sorprendente che la stampa italiana non abbia quasi citato l’operazione Usa e che a quasi un mese dall’espresso richiamo del Presidente Obama a Matteo Renzi non emerga ancora una visione strategica italiana sulla Libia. L’unica cosa che il Premier italiano ha vagamente annunciato è la richiesta all’Onu di nominare un rappresentante di alto livello in Libia.

La seconda operazione Usa riguarda il dispiegamento di unità speciali americane nella regione desertica del Fezzan con lo scopo di contrastare i collegamenti tra le varie fazioni jihadiste ivi in transito. Anche di questo è emerso poco o nulla sui media italiani. Eppure eminenti studiosi e commentatori italiani hanno contribuito con analisi e proposte. A titolo di esempio (evidentemente non esaustivo) suggerisco di leggere quanto ha scritto Karim Mezran per un convegno dell’Ispi dello scorso febbraio e in marzo per la rivista italiana di geopolitica Limes, oppure Franco Venturini sul Corriere della Sera del 5 maggio scorso.

Negli ultimi giorni si è sentita una voce governativa inusuale. Marco Minniti, sottosegretario di governo con delega ai servizi di sicurezza, ha indicato con inequivocabile chiarezza che la situazione in Libia nuoce gravemente all’interesse nazionale italiano e indirettamente a quello dell’insieme dell’Ue. La politica italiana, in particolare Matteo Renzi e i ministri Pinotti e Mogherini, non ha più scuse per rinviare la presentazione ai partner internazionali ed europei di un piano d’azione pluriannuale per la Libia all’altezza di un Paese come l’Italia. Non farlo o prendere mezze misure di convenienza avrà effetti negativi di lungo periodo, probabilmente irrecuperabili sia per la nostra sicurezza e il nostro ruolo internazionale, sia per i nostri approvvigionamenti energetici. Ricordiamoci che quando gli interessi nazionali francesi sono stati minacciati, nonostante la propria debolezza politica, il presidente Hollande non ha esitato ad agire in Mali, Ciad e Repubblica Centro Africana. In pochi sanno che l’esercito italiano partecipa con un’unità proprio in quest’ultima missione francese!

Sulla situazione in Siria, la diplomazia italiana sta da tempo puntando su un approccio regionale e sul rapporto con l’Iran e la Turchia. Ci sarà bisogno di molto di più, ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Invece è sulla situazione in Ucraina che l’Italia rischia di perdere molto del patrimonio di relazioni e di interessi che sin dagli anni ‘30 la collegano alla Russia. Due miei recenti articoli pubblicati su questo giornale danno conto dei rischi e delle possibilità di evitarli. Anche un analista di sicura fede atlantica, Carlo Pelanda, ha scritto su queste pagine che la soluzione della crisi in Ucraina “dipende dal posizionamento geopolitico della Russia” che conviene sia con l’Occidente. Implicitamente si riconosce il fallimento delle dottrine americane verso l’Ucraina e la Russia e si suggerisce di seguire la linea del dialogo inclusivo che, sebbene con accenti diversi, Italia e Germania stanno portando avanti con Putin.

Anche in questo caso, l’Italia “politica”, diversamente da quella industriale e finanziaria, sembra muoversi con rassegnazione rispetto al ruolo dominante della Germania e degli Usa. La paralisi politica che ci siamo auto-inflitti con il referendum sul governo Renzi mascherato da elezioni europee non può e non deve giustificare l’inazione in politica estera quando sono in gioco i nostri interessi nazionali. Senza una sicura guida politica i servizi di sicurezza e diplomatici sono insufficienti a garantire dei risultati tangibili.

Il 25 maggio si insiste a celebrare le elezioni in Ucraina, oltre alle europee. Pensare e agire dopo potrebbe essere fatale! Aspettare che Obama ci dia indicazioni nel prossimo G7 di giugno a Bruxelles è una scelta perdente e di inutile sottomissione. 

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