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SCENARI/ Russia e Cina, "l'abbraccio" che danneggia l'Europa

Il presidente cinese Xi Jinping (S) con Vladimir Putin (Infophoto) Il presidente cinese Xi Jinping (S) con Vladimir Putin (Infophoto)

Di particolare valore strategico sono le dichiarazioni di Patrushev a favore della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e della Collective Security Treaty Organization (Csto). Innanzitutto, le relazioni in seno allo Sco saranno fondamentali per gestire l’insieme dell’area dell’Hindu Kush (Afghanistan, Pakistan) dopo la partenza degli americani nel 2016. Quanto alla Csto, un’organizzazione di cooperazione in materia di difesa sponsorizzata dalla Russia, la possibile partecipazione della Cina cambierebbe profondamente gli equilibri geostrategici in Asia Centrale (e per l’Iran). In questo senso si deve leggere l’accordo firmato dal vice primo ministro russo Dmitry Rogozin, già ambasciatore presso la Nato (e ora nella lista delle sanzioni euro-americane), con la Cina per la costruzione congiunta di grandi aeroplani, nuovi elicotteri e per la navigazione satellitare.

Confrontato a questa serie di buone notizie, il blocco occidentale (Ue, Usa, Giappone) vuole continuare a credere che le relazioni sino-russe non diventeranno mai una vera alleanza strategica globale. Se la posizione americana è comprensibile, invece l'Unione europea avrebbe dovuto seriamente interrogarsi. Così non è perché le nostre classi dirigenti sembrano invece aver scelto di seguire supinamente gli Usa, senza aver mai dato vita ad alcun serio dibattito. La politica delle sanzioni anti-russe e delle minacce della Nato serve solo gli interessi americani, che a medio termine vedono nella Cina e nel Pacifico il prossimo teatro di confronto militare globale. L'Europa non ha invece alcun interesse a gettare la Russia nelle braccia della Cina, negandole la possibilità di una possibile futura integrazione che cultura, economia e politica imporrebbero.

Accettare questa frattura con la Russia, gestendo secondo le indicazioni di Obama la crisi dell’Ucraina, è un errore epocale dell'Europa. Per ora sono solo l’Italia e la Germania che tra grandi difficoltà tentano di contenere i danni delle politiche americane in Europa (ma non osano sfidare l’alleato). Tuttavia, il danno all’Europa è stato fatto e i suoi effetti saranno molto durevoli.

È in quest’ottica che dovrebbero preoccupare moltissimo gli europei le parole del neoeletto presidente dell’Ucraina (Poroshenko) che ha dichiarato al suo insediamento: “Non accetteremo mai di considerare la Crimea un territorio altro che parte dell’Ucraina”. Secondo un noto analista strategico “queste parole sono nei fatti una vera dichiarazione di guerra alla Russia”. È molto improbabile che gli occidentali decidano di “morire” per l’Ucraina, così deludendo le aspettative del povero Poroshenko, ma la situazione è davvero molto preoccupante. D’altra parte, come ha notato l’agenzia Reuters, l’equilibrio instabile tra guerra e pace tormenta gli occidentali, consapevoli che in queste situazioni è l’errore irrazionale più che una decisione cosciente a poter far deflagrare un grande conflitto.