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IRAQ/ La "doppia politica" di Obama mette nei guai l'Europa

Pubblicazione:domenica 15 giugno 2014

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Continuare a credere che i componenti delle guerre inter-islamiche – jihadisti, qaedisti, salafiti, eccetera − siano solo dei primitivi barbuti che gridano Allah è grande, è la miglior maniera per subirne l'impatto senza capacità di prevenzione e di risposta. Questi gruppi, per quanto odiosamente fanatici, dispongono ormai di capacità logistiche, militari e operative, oltre ad un flusso di denaro costante e in crescita, fornito non solo dai traffici criminali ma anche da ricche famiglie saudite e qatarine. Coinvolgono masse crescenti di popolazioni che, orfane di stati funzionanti e disperate dagli errori drammatici occidentali, trovano nel fanatismo una risposta all'esistenza. 

Si tratta di galassie composite, di organizzazioni asimmetriche che si combattono o si aggregano velocemente secondo opportunità e necessità. Su queste organizzazioni interagiscono potenze esterne, americani, europei, russi e cinesi, ma anche strutture locali antropologico-religiose. Tra queste ultime, risaltano gli antagonismi atavici tra sunniti e sciiti, rappresentati da potenze statuali regionali come l'Arabia Saudita, l'Iran, la Turchia e il Pakistan. L'illusione americana, e poi europea, di sedare queste convulsioni che hanno lontane origini storiche aggravate dal colonialismo europeo e americano, sostenendo l'affermazione di un islam politico, i Fratelli musulmani, e gloriandosi della presunta domanda democratica che i media occidentali hanno raccontato nelle fumose quanto fantastiche primavere arabe, è stato un errore madornale. Come ha dimostrato l'Egitto, ma vale per tutti questi popoli e paesi, la struttura clanistica e tribale si riconosce in un unico riferimento, quando c'è: l'esercito. Aver sbandato gli eserciti di Gheddafi in Libia e di Saddam Hussein in Iraq (e per poco anche di Assad in Siria; ricordiamoci che 6 mesi fa Regno Unito e Francia volevano bombardare la Siria) non ha fatto altro che aprire lo spazio alle milizie fanatiche e religiose che oggi combattono e si combattono. 

Il risultato di tutto ciò è terrificante e drammatico. Se tecnicamente Obama ha cercato di allontanare il Medio Oriente dagli interessi strategici americani, anche in forza della possibilità creatasi con lo sfruttamento di risorse energetiche autoctone, adesso sono quei governi "democratici" messi in piedi dagli americani che bussano alla porta per essere aiutati. Che farà Obama? 

Che il prezzo dell'energia salga, non è affare degli americani, e non può che avvantaggiare i produttori esportatori come la Russia. Inoltre, una tale situazione non farebbe che spingere ancor di più gli europei nell'abbraccio del patto transatlantico di libero scambio (Ttip) e all'acquisto del gas liquefatto americano. Che scoppi una nuova guerra tra Iran e Iraq, cioè tra le milizie islamiste Isis sunnite e con legami occidentali e sauditi contro gli sciiti del governo iracheno sostenuto dai Curdi e dall'Iran, non è affare degli americani. Che se ne occupi la ricca (e ormai odiata) Arabia Saudita. Il problema è la Turchia che è membro della Nato. Ma anche in questo caso, che ci pensi l'Europa. 


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