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IRAQ/ La "doppia politica" di Obama mette nei guai l'Europa

Gli eventi fanatico-militari che infiammano il Medio Oriente svelano tutte le contraddizioni dell'incapacità americana, ma soprattutto la nullità dell'Europa. PAOLO RAFFONE

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Gli eventi fanatico-militari che infiammano il Medio Oriente, al di là delle sigle e delle formazioni, sono aggiustamenti ai guasti post-coloniali lasciati dalle potenze europee e sui quali si innestò la spartizione bipolare tra Usa e Urss. Gli Usa immaginavano di mantenere lo statu quo mediorientale attraverso i tre pilastri "amici" di Turchia, Egitto e Israele. Dopo 35 anni gli Usa stanno provando a recuperare un altro perno della stabilità regionale: l'Iran. Però dopo decenni di errori, e particolarmente dopo il fallimento dell'ultimo tentativo di "modernizzazione" delle guerre di Bush, adesso agli americani si presenta un problema ben più difficile e vasto: le fratture inter-sunnite che rischiano di destabilizzare mezzo pianeta, dall'Africa occidentale all'Algeria, dal Marocco all'Asia centrale. 

L'Urss umiliata aveva lasciato campo libero, ritirandosi tranne che dalle uniche due basi nel mare caldo di Sebastopoli (Crimea) e di Tartus (Siria). Con il progressivo disimpegno americano e la costante espansiva presenza cinese nell'area mediorientale e africana, la Russia ha fatto recentemente ritorno tra le potenze che hanno influenza strategica sugli eventi. L'assente addormentato è l'Europa, con l'eccezione francese e britannica. 

L'Ue non è in grado di far nulla di significativo perché, essendo cresciuta negli ultimi decenni sotto la tutela americana, ha sviluppato l'incapacità culturale alla politica di potenza, civile e militare, illudendosi di svolgere un ruolo con le chiacchiere dei suoi esperti sul vicinato, la democrazia, le elezioni e i diritti. Non ha saputo neppure usare l'unico peso che aveva, cioè quello commerciale derivato dal suo mercato. Esso presupponeva un cambiamento radicale delle politiche commerciali e degli investimenti europei verso quei paesi. Invece, l'Ue è rimasta ancorata alle vecchie logiche geocentriche, chiusa finanche in materia agricola.  

Eppure, a ben vedere, gli eventi di queste ore in Siria e Iraq, oltre a quelli in Libia e nell'Africa occidentale e centrale, sono la più grande minaccia strategica all'Europa. Molto più pericolosa per l'Europa che per gli Usa, la Russia e la Cina. Oltre al riversamento sulle coste europee di crescenti flussi di persone che fuggono, si aggiunge il pericolo molto reale del ritorno dei combattenti e terroristi fanatici con passaporto europeo (secondo i servizi segreti europei si tratta già di alcune migliaia di persone). Inoltre, quel che avviene in Iraq e in Libia (e si spera che non avvenga in Algeria) ha un effetto immediato sul costo dell'energia (oil&gas), che l'Ue importa per l'80% del suo fabbisogno. 

Infine, la continuazione delle guerre inter-islamiche, tra sunniti e sciiti, ma anche tra le fazioni e milizie fanatiche e terroristiche, metterà a rischio il labile equilibrio della regione africana dei Grandi Laghi. Da un punto di vista geostrategico, i Grandi Laghi sono il "polmone geostrategico" su cui si potrà fondare la rinascita dell'Europa. I fatti che avvengono in Nigeria, Congo e Kenia sono spie molto inquietanti alle quali, non a caso, Francia e Regno Unito prestano la massima attenzione (finanche la Germania se ne è recentemente convinta).