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DIARIO USA/ Gli Spurs di Popovich, tra bellezza ed educazione

Pubblicazione:martedì 17 giugno 2014

Tifosi (Infophoto) Tifosi (Infophoto)

Come facevano i miei genitori – del cui sconfinato affetto non ho mai dubitato anche tra brucianti sculacciate e sonore sberle. San Antonio ha dei grandissimi giocatori, ma non sono sicuro che lo sarebbero diventati senza Popovich. Magari sarebbero stati bravi, molto bravi, ma probabilmente non dei campioni da "NBA ring" e Basketball Hall of Fame. E Popovich senza di loro non sarebbe stato quel che è. E lo dice. C'è sempre stato tanto talento alle porte della NBA, ma per farlo fiorire occore qualcos'altro. "Occorre volergli bene ad un giocatore", perché "solo se si sente voluto bene si accorgerà degli altri, farà con gli altri, farà per gli altri". "Se non li aiuto a capire che la vita è più grande di un campo di pallacanestro…". Parole di Popovich. Santo subito anche lui? No, ma mi affascina che una persona, andando sempre più a fondo di quel che fa (Popovich allena da quarant'anni), capisca che tutto c'entra con tutto. E lo comunichi col suo lavoro, con l'amore per quel che fa.

Sono proprio contento che il titolo sia andato agli Spurs. In una favola certamente sarebbe andato a loro. Nel mondo reale dello sport professionistico, quello fatto di tigri e domatori, non è detto che finisca così. Sarebbe un peccato, anzitutto per la pallacanestro. 

E probabilmente finirebbe come lo scorso anno, con Popovich a rimuginare "restlessly", senza pace per lunghe settimane una dolorosa sconfitta, finché… "Finché mia figlia un giorno mi dice …"povero gregoriuccio, ha perso! La maggior parte degli allenatori lavorano una vita intera senza arrivare da nessuna parte, e lui perde una finale dopo averne vinte quattro …e piange!" Mi ha fatto ridere e ho pensato che non si campa facendo i bambini piagnoni. È già abbastanza difficile fare i conti con la realtà.

Forza Spurs!



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COMMENTI
17/06/2014 - Bravo Marco! (Giuseppe Crippa)

Credo che questo sia l’unico articolo apparso in Italia sul successo degli Spurs di Popovich senza alcuna citazione di Marco Belinelli, il primo italiano a vincere il titolo NBA. Maniscalco l’ha fatto perché ci sono cose (il ruolo dell’educazione e dell’affetto nel rapporto coach – players) ben più importanti dell’italianità di un giocatore o perché è riemersa l’antica rivalità tra Pesaro e Bologna?