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SCENARI/ I "conti" che mettono nei guai l'Ue

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Dalla Francia non sono pervenute idee ma segnali di sottrazione delle questioni europee al dibattito politico interno dopo la recente avocazione del dipartimento affari europei all’Eliseo, così rendendo ancor meno possibile l’intervento dell’Assemblea nazionale su tali questioni. Dalla Germania arrivano segnali contrastanti. Da un lato, resta valida la proposta (del 2002) del rigorista ministro delle finanze Schauble, un democristiano doc, che proponeva la costruzione di un vero parlamento democratico dei 18 paesi dell’eurozona da affiancare alla Bce. Dall’altro, la posizione dei socialdemocratici che tramite il vicecancelliere Gabriel indicano posizioni marcatamente pro-Atlantiche (Ttip e shale gas, ad esempio) senza aggiungere idee concrete per la riforma dell’Unione, e lasciando il candidato S&D, Martin Schulz, al suo destino parlamentare.

Nel Regno Unito lo sguardo europeo è tutto concentrato sugli affari interni del regno che è confrontato al referendum di indipendenza della Scozia (settembre 2014), alle posizioni nazionaliste del partito dell’indipendenza (Ukip), che ha vinto le elezioni europee, e alle necessità del governo conservatore di Cameron di arrivare al referendum del 2017 sull’Ue da una posizione il più possibile forte. Degli altri paesi membri, si può vedere che il gruppo dei 4 di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), così come la triade balcanica (Croazia, Bulgaria e Romania), sono immobilizzati nella convergenza anti-russa e pro-atlantica. Dei restanti 17 paesi si deve considerare il loro basso peso relativo che li porterà ad allinearsi con i quattro più grandi.

Resta il fatto che l’Unione europea così com’è non piace più ai suoi cittadini: il 55% non ha votato e il 30% dei votanti si è espresso in modo molto critico se non ostile. Sapendo che le migliori decisioni europee si adottano in momenti di crisi, come diceva Jean Monnet, varrebbe la pena evitare la politica dello struzzo e affrontare i temi sostanziali che vanno risolti. Illudere i cittadini che la crisi è finita e che la ripresa è a portata di mano potrebbe rivelarsi un drammatico errore politico che non tarderà a esplodere nelle piazze europee.

Sarebbe dunque il caso di cominciare a parlare dell’Europa che vorremmo. In un prossimo articolo proveremo a esporre alcune semplici idee sul tema.

 

(1- continua)

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COMMENTI
18/06/2014 - staffetta Bruxelles/Strasburgo (Pierluigi Assogna)

Tanto per mettere sul tavolo un problema tafazziano, qualcuno sta pensando a quanto sia ridicola la periodica transumanza tra i due siti?