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SCENARI/ I "conti" che mettono nei guai l'Ue

Trascorso quasi un mese dal voto, ancora gli stati europei non hanno trovato un accordo sui nomi che dovranno guidare la Commissione europea. Il commento di PAOLO RAFFONE

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Le elezioni europee sono passate e il 26 giugno il Consiglio europeo - composto dai 28 governi europei - dovrà trovare un accordo sui nuovi uomini e donne che guideranno le istituzioni europee e l’Unione europea. Mentre si accavallano nomi dei possibili nuovi responsabili, non si è aperto un vero dibattito sulla sostanza di che cosa debba essere l’Ue e su come essa debba funzionare. Solo indicazioni, a volte frutto più di esigenze nazionali che di una visione di respiro europeo destinata a durare per un certo tempo.

Dello slogan “sempre più unità europea” si sente sempre meno l’eco. Prevale l’idea di un adattamento tattico del discorso politico europeo che in qualche modo soddisfi un po’ tutti senza mettere in discussione l’orientamento complessivo dell’Ue e che non indebolisca la tenuta dei governi nazionali. Insomma, un populismo europeista che limi i denti rigoristi del centralismo brussellese a favore di una pennellata di decentramento che permetta interventi di politica economica più attenti al sociale.

Si deve notare che il premier italiano, Matteo Renzi, è stato l’unico a dire che prima si decide che fare e poi si trova un accordo su chi lo fa. Tuttavia, oltre a qualche indizio di ciò che non vuole - applicazione rigida delle regole fiscali e sul debito -, Renzi non ha chiarito quale sia la proposta italiana per risolvere il pasticcio istituzionale europeo e per definire obiettivi utili e realizzabili con metodi il più possibile rispettosi delle sovranità culturali, politiche e statali che compongono l’Ue. Oltre a un logo stilizzato, al momento non si conosce il programma reale del semestre di presidenza del Consiglio europeo che inizierà il 1° luglio prossimo. Del sito, non ancora visibile, si sa che linguisticamente sarà solo in italiano e in inglese. Tuttavia, per quanto simbolicamente importante, la presidenza di turno è stata caricata di aspettative che vanno ben al di là delle funzioni reali che essa potrà assolvere.

Dal punto di vista strettamente operativo i poteri della presidenza di turno sono modesti dopo il Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009 che attribuisce poteri più incisivi al presidente permanente dell’Ue. Però, se il presidente di turno avesse una forte proiezione e attrattività politica, è certo che potrebbe dare un impulso al cambiamento. Per Renzi non è facile, perché nonostante sia il più grande tra i partiti del gruppo S&D, il suo governo deve scontare l’immagine negativa che l’Italia ha costruito negli anni passati, fatta di instabilità e inaffidabilità. Inoltre, S&D è comunque arrivato secondo alle elezioni ed è molto probabile che, come anche il gruppo dei democristiani (Ppe), sarà presieduto da un tedesco.


COMMENTI
18/06/2014 - staffetta Bruxelles/Strasburgo (Pierluigi Assogna)

Tanto per mettere sul tavolo un problema tafazziano, qualcuno sta pensando a quanto sia ridicola la periodica transumanza tra i due siti?