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SCENARI/ Euro, Parlamento e Commissione: così può cominciare la "rivoluzione" dell'Ue

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3) Gli affari esteri non c’entrano con l’Europa. Sarebbe tempo che una decisione comune dei 28 governi riconoscesse che gli affari europei sono affari interni e nulla hanno a che fare con gli esteri. Quindi, tutti i paesi dovrebbero omologarsi a creare strutture simili di coordinamento per gli affari europei che siano poste, nel sistema istituzionale nazionale, in un ufficio alle dirette dipendenze del presidente del governo o del Paese. Il personale dei vari ministeri competenti per settore deve essere funzionalmente diretto dall’ufficio Europa. Questa “rivoluzione” creerebbe efficienza e risparmio. Inoltre, lo statuto di “organizzazione internazionale”, extraterritoriale ed extrafiscale, delle istituzioni europee non ha più ragion d’essere.

Bruxelles è un “riunionificio” che beneficia soprattutto albergatori, linee aeree, e ristoranti. Più del 50% delle persone che partecipano alle riunioni a Bruxelles ricevono diarie o compensi ingiustificabili. Molte delle riunioni si possono svolgere per via telematica, senza spostamenti continui di persone (e ahimè anche di faldoni cartacei!). Inoltre, facendo rientrare l’Europa negli affari interni nazionali si risolverebbe anche l’annosa (quanto vacua) questione della democraticità delle istituzioni europee. Esse, infatti, diventerebbero una risorsa che gode della delega nazionale, offerta dai governi democratici europei. Qualcuno si è mai posto la domanda se un ministero nazionale fosse democratico? Quindi il giudizio di democraticità sull’Europa lo si esprime a livello nazionale e si finisce con la litania democratica europea che crea solo ulteriori baracconi di dubbia efficienza e utilità (ad esempio, l’Obudsman europeo!).

4) Ci vogliono molti “Compact”! Sono passati quasi 70 anni dalle prime mosse dell’integrazione europea. Pochissimo si è fatto per creare curriculum di studi - dalle elementari all’università - che seguano l’esperimento della Schola Europea o delle sue poche accademie. Le scuole europee sono rimaste dei ghetti per i funzionari delle istituzioni (ma il trattato che le istituiva prevedeva ben altro!). La mobilità degli studenti universitari e dei ricercatori deve essere ampliata e potenziata. Inoltre, si dovrebbe prevedere che essa diventi una regola di merito anche per le carriere pubbliche (è previsto ma nulla si è fatto, tranne che tra Francia e Germania). Immaginate l’utilità che avrebbe un “servizio di leva civile” di tre anni da svolgere presso strutture di un altro Paese! 

Insomma, il modo per far succedere quanto sopra, e molto di più, non sono dichiarazioni di principio ma delle decisioni cogenti sul modello del Fiscal compact, che è così detestato proprio perché è unico e solo nel suo genere!

5) Eurogruppo ed Euro sono dei feticci! È incredibile che dopo 12 anni dall’entrata in vigore dell’Euro, l’organo intergovernativo di controllo - l’Eurogruppo - sia rimasta “una riunione informale” mentre la Bce ha una sua autonoma politica monetaria e la Commissione esercita il compito del notaio testamentario. Anche un bambino si rende conto che così non va! Non c’è da meravigliarsi se l’Euro e l’Eurogruppo sono diventati i feticci del malcontento popolare. Visto che l’Euro ce lo vogliamo o dobbiamo tenere, che l’Eurogruppo diventi la vera istituzione governativa dei 18 membri, come dice Schauble affiancato da un parlamento composto di delegati dei parlamenti nazionali che esercitano il controllo democratico, e che la Bce diventi una vera banca centrale.

Visto che i simboli contano, sarebbe interessante organizzare delle gare europee per disegnare le nuove banconote e le monete con simboli che abbiano un significato nell’immaginario delle persone. Attualmente le figure sono più asettiche di un laboratorio di analisi! Perché non pensare anche a una bandiera comune dei 18 paesi membri e a un inno che risvegli il senso di identità comune?