BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARI/ Euro, Parlamento e Commissione: così può cominciare la "rivoluzione" dell'Ue

Pubblicazione:giovedì 19 giugno 2014

Infophoto Infophoto

In un precedente articolo, mettevamo in evidenza come con il voto del 25 maggio i cittadini europei abbiano fatto capire che l’Ue così com’è non piace. Seguono quindi alcune idee (semplici) per rilanciare il dibattito sull’Europa che vorremmo. Magari qualcuno tra gli “europeisti” oppure tra gli “alter-europeisti” potrebbe farsene carico e iniziare a lavorare per una nuova convergenza politica verso una nuova Europa.

1) Bruxelles è un ghetto: ci vuole una nuova geografia istituzionale europea! È finito il tempo della centralizzazione europea in un luogo avulso dai nodi antropo-economici europei, cioè le grandi aree metropolitane. Si deve pensare una nuova geografia delle istituzioni europee che le avvicini (anche fisicamente) alla maggioranza della popolazione. I simboli contano moltissimo nell’immaginario collettivo e il Rond Point Schuman di Bruxelles non è mai diventato un simbolo (anzi è un’accozzaglia di brutti palazzoni con un cantiere stradale permanente).

La distribuzione su base territoriale di qualche agenzia europea o dei centri di ricerca non ha dato alcun frutto. Infatti, ciò che deve uscire dal ghetto brussellese sono i centri decisionali europei. La Bce a Francoforte è stato un successo. Invece, la Corte e la Bei a Lussemburgo sono un eccesso che ha prodotto solo un sub-ghetto. Negli anni passati, il compianto Franck Bianchieri, aveva ipotizzato la creazione di “anelli istituzionali” europei nelle aree metropolitane, collegati con i treni ad alta velocità e per via telematica. Non si è fatto nulla, anzi si è mantenuta l’assurda doppia sede del Parlamento europeo a Bruxelles e a Strasburgo (che si raggiunge con automobili e camion; tutti i mesi si spostano più di 3000 persone!).

2) La Commissione europea è pletorica: ci vuole una distribuzione delle responsabilità efficiente e comprensibile! È finito il tempo di dover offrire una poltrona di Commissario a ciascuno dei 28 paesi e quella di vicepresidente a una mezza dozzina di accontentabili. Sono ridicoli 28 portavoce e briefing giornalieri alla stampa (spesso inutili e vuoti di contenuti). Anche le riunioni ufficiali del collegio dei commissari settimanali sembrano eccessive: sarebbero sufficienti accordi tra i capi di gabinetto (cosa che nella realtà avviene già). Si deve applicare l’approccio divisionale, come avviene nelle corporation che funzionano, e abbandonare la concezione dei “portafogli” come terreno di caccia del rappresentante nazionale di turno. Insomma, basterebbero un presidente e un solo vicepresidente esecutivo, con al massimo una mezza dozzina di commissari che abbiano un vero mandato politico, concordato tra i governi e il parlamento europeo. Tutto il resto devono diventare divisioni operative e tecniche.

Quanto agli obiettivi, attualmente l’Ue ne propone un ventaglio frastagliato e spesso incoerente, dovrebbero essere 3 o 5 da realizzare entro il mandato. Il giudizio dei cittadini, su istituzioni europee e governi nazionali, dipenderà dal raggiungimento degli obiettivi. Le grandi campagne decennali e ventennali, sistematicamente disattese e rinviate, dovrebbero essere abolite.

La “festa dell’Europa”, che si festeggia solo nelle istituzioni europee, se ha senso deve diventare comune e festiva in tutti i paesi membri. Altrimenti meglio abolirla.


  PAG. SUCC. >