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ATTENTATO BRUXELLES/ Sbai: così l'Europa è diventata la madre dei terroristi peggiori

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Le elezioni siriane che avranno luogo dal 3 giugno, vista la quasi certa affermazione di Assad, avranno un rovescio della medaglia pesante, perché qualora la vittoria del governo prendesse forma la repressione del terrorismo porterebbe moltissimi jihadisti delle sigle più varie a scappare e a tornare nei paesi arabi e in Europa, con un rischio di proporzioni immani per il vecchio continente. Il nemico è dentro l’Europa, è fra i giovani insospettabili, fra coloro che non si fanno notare e vivono costantemente nell’ombra per preparare il colpo, fra quelli che terroristi non definiresti mai.

L’organizzazione che c’è alle spalle di questi manovali di morte è enorme e vanta “contiguità” in molti ambienti politici e sociali in Europa, tali che anche in Italia alcuni parlamentari si sono spinti a dire che la sharia dovrebbe essere legalizzata, con tutto ciò che ne consegue.

Il silenzio è l’arma migliore dei jihadisti, che sfruttano l’ombra per proliferare e fare nuovi adepti, dietro una cortina di indifferenza e di noncuranza dei particolari che è essa stessa terrificante. Si continua a denunciare, a testa alta e senza paura, ma i timori per un sussulto improvviso e letale ci sono, forti e chiari. Sono in mezzo a noi, ci passano accanto e ci osservano. Partono da qui, indottrinati e pronti ad uccidere, e qui tornano dopo aver assaporato il sangue dei massacri in nome di un’ideologia folle e assassina che è entrata nella loro vita e li ha resi schiavi della morte.

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