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Esteri

TOTO-NOMINE/ Dietro il veto di Cameron su Juncker c'è la "manina" di Obama

Jean-Claude Juncker (Infophoto)Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Lì si gioca già una partita decisiva. Ma non c'è solo questo al centro di una possibile e probabile disputa tra Unione Europea e Stati Uniti. C'è la questione dell'Ucraina e i rapporti con il leader russo Vladimir Putin. Non si può affatto dire che, nonostante rassicurazioni e apparenti convergenze, la linea europea, quella di Angela Merkel in particolare, sia in sintonia con quella americana.

Di fatto, sotto sotto ma non troppo, gli americani continuano a criticare i rapporti, anche commerciali tra Europa e Russia. Continuano a criticare la sostanziale linea morbida nelle sanzioni dell'Europa verso Putin. In questo caso si potrebbero aggiungere anche valutazioni di carattere militare, che riguardano lo stesso ruolo e il futuro della Nato, dell'alleanza militare. Infine ci sono le scelte di politica economica. Sarà un caso, ma proprio Timothy Geithner, di cui si parla molto in questi giorni per il suo libro, fu al centro di uno scontro durissimo sulle scelte di politica economica con, appunto, il nuovo candidato alla presidenza della Commissione Europa, Jean Claude Juncker. Forse la stampa ha la memoria corta, ma Juncker rimproverò a Geithner, in modo severo, che furono proprio gli Stati Uniti a esportare la grande crisi nel 2007. E Juncker aggiunse: che cosa avete da dirci adesso? Se si tira una breve sintesi di questi elementi, si può dedurre che i rapporti tra l'una e l'altra sponda dell'Atlantico, al di là dei convenevoli, non sono affatto idilliaci come qualcuno, che fa finta di vivere sulle nuvole, può immaginare.

Ed è per tutta questa serie di considerazioni, che vanno dalla politica economica, alle scelte di politica internazionale, che si intravede nel nuovo veto di David Cameron una “manina”, o meglio dire un suggerimento degli americani. Come Cameron e gli inglesi, gli americani sono stati sempre contrari a una svolta federativa europea. Se a questa scelta di carattere istituzionale si aggiunge tutto il resto, con un più il destabilizzato quadro europeo dopo il voto del 25 maggio, si possono trarre conclusioni sulla posizione di Cameron di diverso genere che non la sola affermazione di Farage. Quale momento migliore per dare una “spallata” o una “spinta” all'Europa? Forse, nella dichiarazione di Juncker “L'Europa non deve farsi mettere sotto pressione”, il pensiero non era rivolto solo verso Londra, ma molto più in là verso Ovest, al di là dell'Atlantico.

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