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SCENARIO/ Mario Mauro: ecco come "cancellare" gli errori dell'EuropaBruxelles

Pubblicazione:venerdì 20 giugno 2014

Mario Mauro (Infophoto) Mario Mauro (Infophoto)

Come migliorare rapidamente il funzionamento delle istituzioni europee? Come sempre, non sono le proposte che mancano. Sono tutte ambiziose, pur non esitando a contestare alcuni dei fondamenti dell’azione dell’Unione, le sue politiche o i suoi processi.

Questo contributo vuole essere più concreto: cosa si può migliorare nel funzionamento delle istituzioni comuni, nei trattati, attraverso misure rapide in grado di rispondere in modo significativo alle molteplici e diverse aspettative che si esprimono ormai pubblicamente contro “Bruxelles”, appellativo diventato ormai dispregiativo, conveniente e confuso?

È necessario solamente l’impegno personale del futuro Presidente della Commissione, del nuovo Parlamento per quello che gli compete, e degli Stati membri per il Consiglio. Il Consiglio europeo del 26 e 27 giugno 2014, alla ricerca di una ripresa, potrà dare, conformemente alla sua missione, un segnale e disegnare delle prospettive.

Prima di considerare anche le modifiche dei trattati, come il consolidamento della zona euro o il ritorno di alcune competenze agli Stati membri, c’è molto da fare per migliorare il funzionamento delle istituzioni comuni. I risultati delle elezioni europee del 22-25 maggio 2014 richiedono ormai una forte risposta politica. L’agenda europea ci è favorevole, a patto che i suoi attori siano consapevoli di una necessità, che può essere riassunta in tre parole: efficienza, competenza e legittimità.

Le istituzioni europee sono state ampiamente sovradimensionate in rapporto alle loro competenze reali, limitate dai trattati: peccano alle volte di ambizione e suscitano quindi spesso delusione. Adesso è il tempo della ragione che indica di seguire una sola priorità: il rilancio della crescita in Europa e la mobilitazione di tutti i mezzi comuni per il raggiungimento di questo obiettivo. Questo richiede probabilmente una nuova modestia di fronte alla molteplicità dei compiti ai quali devono far fronte gli organi dell’Unione.

Nella loro volontà di assumere missioni sempre più numerose, senza che siano stati dati loro i mezzi per farlo, a volte sono bloccate in lotte interistituzionali o in guerre interne, che si traducono in una politica di comunicazione che privilegia il dialogo tra le istituzioni a scapito del sostegno dei cittadini.

Le critiche alla “bolla di Bruxelles” devono essere prese in considerazione. Un linguaggio comune, spesso oscuro, questioni di potere, spesso privilegiate, esito di un minimo comune denominatore europeo che isolano le istituzioni dai cittadini. Questa constatazione vale per la Commissione, per il Parlamento e per il Consiglio.


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