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DIARIO MALTA/ Così don Bosco e papa Francesco cambiano il cuore del Mediterraneo

A Malta il carisma del sacerdote e santo torinese Giovanni Bosco ha operato una "rivoluzione" della carità, che trova nel magistero di Francesco il suo compimento. ROBERTO GRAZIOTTO

La Cattedrale cattolica di Malta (Immagine d'archivio) La Cattedrale cattolica di Malta (Immagine d'archivio)

SLIEMA (Malta) - Il carisma del sacerdote e santo torinese don Giovanni Bosco (fondatore della congregazione dei salesiani nel 1869) nell'isola di Malta, nel mezzo di quel Mediterraneo che è parte integrante della cultura europea, compie il suo centoundicesimo compleanno. Il primo gruppo dei padri salesiani arriva dall'Italia il 13 novembre del 1903. Essi consacrano ufficialmente la chiesa, dedicata a san Patrizio (St. Patrick's Church) in Sliema, il 30 luglio 1905. 

Da quell'inizio si è sviluppato, in questo secolo, un lavoro enorme di evangelizzazione operato in primo luogo verso i giovani dai padri salesiani nella loro parrocchia. Un'opera fedele al carisma del santo torinese, che nella Torino in piena espansione industriale ha avuto un occhio attento per quegli ultimi che erano i bambini "disoccupati" ed "emarginati" di allora. 

Il collegio per i giovani a Sliema (sia a Gozo che in altri parte dell'isola di Malta i salesiani compiono un grande lavoro educativo, anche a livello liceale) ha compiuto in questi centoundici anni un lungo cammino, passando da un orientamento prima più quantitativo di raccolta e aiuto a tutti i giovani bisognosi, come faceva per l'appunto don Bosco a Torino, ad uno, forse - senza per questo voler sottovalutare il primo - più qualitativo: i giovani sono negli anni meno numerosi, ma vengono raccolti in un ambito più "familiare", cosí che l'attenzione non è più solo al grande gruppo di più di un centinaio di giovani come avvenne nella prima ora dell'evangelizzazione, ma a piccoli gruppi di sette-otto persone. I giovani accolti sono gli stessi (qui a Sliema hanno tra i dodici e i quindici anni): gli ultimi della società maltese, provenienti da famiglie nelle quali i genitori o non vivono insieme o sono coinvolti nel mondo della droga. 

Il lavoro parrocchiale viene svolto in inglese ed offre quotidianamente più di una santa Messa; vengono amministrati tutti i sacramenti. Nel programma si parla anche della processione annuale nella festa di Maria ausiliatrice (Mary Help of Christians) nella quarta domenica del mese di maggio. 

I Salesiani in Sliema curano anche la dimensione ecumenica, per esempio con un "Ecumenical Service" cui hanno partecipato, in occasione della Pentecoste di quest'anno, la chiesa aglicana, gli avventisti del settimo giorno, la chiesa luterana e per l'appunto la chiesa cattolico-romana, attraverso i salesiani, sul tema: I will pour out my spirit on all humanity (Joel 3,1). Fa parte di questo lavoro parrocchiale, aperto ai bisogni degli uomini che vengono nella loro parrocchia, anche l'attenzione alla nostra scuola tedesca, che porta quindicenni a Malta per un corso di lingua inglese e cultura maltese, dovuto a un interesse del nostro dirigente scolastico, Burkhard Schmitt, per questa periferia europea.