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IL CASO/ Waters: i Quattro di Guildford e l'ipocrisia delle bombe "amiche"

Pubblicazione:domenica 29 giugno 2014

Jerry Conlon (S), Paul Hill e Paddy Hill (irishtimes.com) Jerry Conlon (S), Paul Hill e Paddy Hill (irishtimes.com)

L'errore di Giuseppe Conlon era stato di venire in Inghilterra ad aiutare il figlio, per venire poi accusato di essere un bombarolo. Giuseppe aveva un polmone solo, soffriva di enfisema e durante la detenzione gli venne un tumore. Gli venne offerta l'opportunità di essere trasferito in un carcere nordirlandese, dal quale avrebbe avuto forti probabilità di essere rilasciato di lì a pochi mesi, ma egli rifiutò, a meno che non venisse concesso al figlio di andare con lui. Morì all'Hammersmith Hospital nel 1980. Passò più di un decennio prima della revoca della sua condanna.

Una delle tante cose dimenticate è che, malgrado il rilascio dei Quattro del Guildford nel 1989, passarono altri 16 anni prima che il governo britannico ammettesse che la loro condanna era stata ingiusta, sotto forma di scuse formali da parte del Primo ministro Tony Blair. Prima di allora, i rilasci rimasero avvolti in una nube di ipocrisia, insinuazione ed equivoci. 

Il pretesto iniziale per i rilasci fu che si riteneva che le condanne fossero inaffidabili per problemi riguardanti i metodi della polizia. I Quattro del Guildford furono condannati sulla base delle loro "confessioni", poi ritirate. Quando un giudice che aveva respinto molti dei loro ricorsi legali venne a sapere del loro rilascio, borbottò semplicemente: "Non vi sono prove". In seguito, alcuni agenti di polizia accusati di aver prodotto dichiarazioni secondo cui i Quattro del Guildford si sarebbero autoaccusati, vennero assolti da tutte le accuse. Questo rifiuto caparbio ad ammettere la portata degli errori che Hill e Conlon avevano patito ne segnò le vite in modo irrimediabile, così come quelle di altre vittime dei "disordini" nordirlandesi ingiustamente condannate e che soffrirono di malattie, relazioni troncate, alcolismo e altri problemi. Il fatto che venne girato un mediocre film hollywoodiano su di loro (Nel Nome del Padre) alleviò ben poco il dolore di Paul Hill e Gerry Conlon.

Ad Hill è stata anche data ragione lo scorso weekend per le sue critiche ai giornalisti e politici irlandesi, in cui li accusava di non aver fatto niente per aiutare le persone condannate ingiustamente per i crimini dell'Ira. Visti dall'esterno, questi "disordini" vengono spesso ricondotti a semplici categorie tribali, ma, in realtà, l'Irlanda nazionalista degli anni Settanta e Ottanta – incapace di fronteggiare la crescente barbarie della campagna dell'Ira – voltò le spalle a quelli che proclamavano la loro innocenza, dicendo che non c'è fumo senza arrosto. Fu Chris Mullin, membro del Partito Laburista Inglese, a impegnarsi più di tutti gli altri per ottenere il rilascio di quanti erano stati ingiustamente condannati.


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