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Esteri

SCENARI/ Così Renzi "si gioca" l'Italia tra Obama e Merkel

Obama e Merkel (Infophoto)Obama e Merkel (Infophoto)

Il vero deal del G7 sarà dunque tra Obama, che avrà come comprimari il Regno Unito e la Francia, e la Merkel, che forse potrà contare sull’Italia di Renzi. Quest’ultimo è diventato l’ossessione di Angela che non può permettersi di alienarne il sostegno nella ricomposizione dell’Ue dopo le elezioni. Per ora Renzi e la sua cerchia di fidati collaboratori ha evitato di dispiacere Obama e ha fatto un favore alla Germania. Infatti, il progetto di gasdotto South Stream, sul quale l’Italia aveva fortemente investito negli ultimi dieci anni, non passerà più per il nostro Paee. Nella società che gestisce il progetto, l’Eni, ha ridotto la sua quota al 15% soppiantata da tedeschi e francesi e il nuovo percorso passa tutto per i Balcani sino all’Austria (e di lì in Germania) evitando anche il passaggio per Tarvisio, per cui l’Italia sarebbe tagliata completamente fuori. Adesso sarà quindi la Merkel a doverne discutere con Obama che resta ancora ostile alla sua realizzazione.

C’è da sperare che a fronte di queste gentili “concessioni” l’Italia ottenga qualcosa d’altro. Per ora c’è solo la “pagellina” dell’Ue che ha confermato l’ammanco di 9 miliardi di euro per le politiche economiche del governo Renzi, rimandando a settembre il giudizio finale. Quindi, l’austerità e le stringenti regole di bilancio e sul rientro del debito pubblico restano per ora intatte.

L’Ue si trova di fronte da un lato a un risultato elettorale molto deludente e dall’altro alla richiesta americana di chiudere subito sul Ttip. Le difficoltà europee le conosce anche Obama e cerca di non farsi scappare la preda. Sapremo tra qualche giorno che risultati porterà la sua seconda visita in Europa nel 2014. Intanto, il quadro politico europeo è poco rassicurante. Il francese Le Monde ha disegnato una bella cartina (riportata a fondo pagina) che descrive graficamente il rompicapo europeo (in blu i paesi stabilmente a guida Ppe; in rosso quelli che hanno visto la forte affermazione anti-europeista; in rosa scuro la sinistra europea; e in rosa chiaro quelli dove si sono affermati partiti socialdemocratici del gruppo S&D). Tra i grandi paesi risalta l’anomalia italiana che non ha scelto l’europeismo conservatore ma quello piuttosto indefinibile dei socialdemocratici, e non ha avuto il coraggio di sostenere l’anti-europeismo. Tutto questo non fa che aumentare l’ossessione della Merkel con Renzi. Che farà in sede europea? Con chi si schiera? Come fare un compromesso con lui che vuole fare il “matador”? Quindi, Renzi ha sicuramente una carta negoziale potente tra le mani.

Il problema è che Renzi non può scontentare né la Merkel, né Obama. Chiuso in questa forbice, il rischio è che scontenterà i suoi elettori che subiranno la continuazione dell’austerità con altre parole e la probabile conclusione dell’accordo sul Ttip. Perché quest’ultimo possa portare un qualche beneficio ci vogliono grandi gruppi industriali e finanziari che dal libero mercato trarrebbero vantaggi. Il caso italiano, diversamente dalla Germania, vede tante medie imprese ma la desertificazione dei grandi gruppi. Quindi, fatta eccezione che per pochissimi, il Ttip non farà bene alla crescita economica italiana, ancor meno a quella del comparto agroalimentare su cui punterebbe l’Expo 2015. Sul piano energetico, pur se tra alcuni anni, le forniture di gas americano provocheranno un sensibile aumento dei prezzi con conseguente ricaduta negativa sul consumo industriale e domestico.