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Esteri

SCENARI/ Renzi e l'alleanza cinese che può cambiare l'Europa

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Prepariamoci quindi a immaginare un’altra e nuova Europa che dovrebbe essere desiderata e voluta da una grande maggioranza di cittadini. L’obiettivo non è di catturare i delusi del blocco europeista, che comunque ci saranno, ma di conquistare quel 55% di voti non espressi, cioè gli astenuti. Sarebbe interessante disporre di dati di analisi antropologici e demografici per conoscere la mentalità degli astenuti (Eurobarometro è incapace di produrre queste analisi. Chi si fa avanti?). Nell’attesa che qualcuno produca dei dati credibili, assumiamo che questi astenuti faranno la differenza a livello nazionale e quindi a quello europeo. La scomposizione dei vari blocchi europeisti nazionali potrebbe accelerare i tempi rispetto alle prossime elezioni europee. Non a caso i vecchi regnanti europei abdicano. Ciò rende più pregnanti e urgenti i ragionamenti che seguono.

Il fallimento dei tentativi federalisti e funzionalisti, che erano entrambi frutto di una visione geocentrica ed endocentrica dell’Europa, è sotto gli occhi di tutti. Non a caso, il confuso progetto di costruzione di un’Unione europea ha sin dagli albori incontrato l’ostacolo nelle mentalità delle popolazioni europee e di alcune nazioni. Immaginare che nelle condizioni attuali si possa ancora promuovere “più Europa”, di questa Europa, è assoluta illusione.

Invece, preso atto della situazione, si deve immaginare un’altra e nuova Europa che trovi nuova linfa in quello spirito rinascimentale che la fece grande, perché era forte di una visione umanista ed esocentrica. La nuova globalizzazione in atto offre un’opportunità maggiore rispetto ad allora, anche grazie al deciso e diffuso incremento delle conoscenze, delle comunicazioni e delle tecnologie. In un tale contesto, l’Europa non può che essere immaginata come un insieme “snello”, “essenziale” ed “efficiente” che abbia come missione principale di servire da moltiplicatore delle forze nazionali nel quadro della mondializzazione post-bipolare. Per questa ragione, gli europei che credono nell’Europa devono resistere e rifiutare la proposta americana di chiudersi in un’associazione “occidentale” che alienerebbe le relazioni europee con il resto del mondo (che è la maggioranza).

Non a caso, la recente analisi dei flussi globali di Mckinsey mostra chiarissimamente che tra il 2008 e il 2013 l’Europa ha subito un’importante dislocazione geopolitica. Infatti, oggi essa si trova in una nuova dimensione spaziale “di mezzo” nei flussi mondiali. Proprio come nel XVI secolo! Quindi, l’intelligenza europea è di riavviare quel processo di scambio costruttivo, di impollinazione dei saperi, che dal ‘500 portò l’Europa a compiere la rivoluzione industriale e politica di fine ‘700. L’Europa che c’è risponde ai bisogni di un mondo che non c’è più! I politici europei “europeisti” non vogliono vedere il cambiamento degli assi in atto e ripropongono ancora una volta “più vecchia Europa”.

Se questo ragionamento vi ha convinto, cerchiamo dunque di guardare oltre la propaganda mediatica “europeista”. La prima domanda che ci poniamo è: “che cosa” deve fare l’Europa? a) aggregare; distribuire; promuovere; b) connettere; sviluppare; indurre; c) condividere; attrarre; equilibrare. La seconda domanda è: “come” può fare ciò l’Europa? A) convergenza; semplificazione; efficienza; b) innovazione; conoscenza; cambiamento; c) equità; armonizzazione; cooperazione.