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SCENARI/ Così Germania è diventata "nemica" degli Usa (e dell'Europa)

Pubblicazione:venerdì 11 luglio 2014

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Intanto, è piuttosto chiaro che in Europa si sta consumando una frattura tra gli interessi della potenza continentale, la Germania, e quelli della potenza atlantica impersonificata dal Regno Unito. Già nel 2013 gli americani vedevano bene nella situazione europea. Infatti, su Foreign Affairs, Matthias Matthijs aveva scritto un articolo perentorio: guai a un Regno Unito che lasciasse l’Ue. Il sistema d’influenza nordamericano ne sarebbe irrimediabilmente minacciato. Gli Usa vedevano e vedono giusto: senza Londra, l’Europa è destinata a essere una stella cadente stretta tra una Russia affetta da sindrome d’isolamento e una Germania neonazionalista che è disposta solo a concessioni tattiche e non strategiche. Esattamente quelle che oggi servono, pena la stagnazione secolare europea con tutte le conseguenze del caso.

La Germania non vuole più sottostare agli americani nel ruolo di “Paese sconfitto”, che ancora oggi “ospita” truppe e armamenti americani, inclusi 3-400 missili balistici a testata nucleare. Questa realtà era emersa benissimo alcuni mesi fa nel discorso inaugurale che pronunciò il Presidente tedesco, Joachim Gauck, all’apertura della cinquantesima conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Egli disse chiaramente che “la Germania è tornata a essere un attore geopolitico”. In questa direzione, la classe dirigente tedesca (politici e banchieri in testa) da una forte spinta ad alzare il ponte levatoio e difendere il Modell Deutschland dalle “intromissioni” americane. Non a caso questi influenti settori della società tedesca hanno anche costituito un soggetto politico - Alternativa per la Germania (AfD) - che si è presentato alle elezioni nazionali ed europee.

Tutto questo si traduce in una posizione caparbia e di resistenza contro le richieste europee di “flessibilità” o di “mutualizzazione del debito pubblico” e finanche una resistenza a completare il mercato unico europeo. Sulle questioni globali, la richiesta americana di aderire al Ttip e al Tisa non trova in Germania dei veri sostenitori, a meno che non sia riconosciuta alla Germania/Ue “pari dignità” con gli Usa. Però tutti sanno, anche gli Usa, che la Germania ha messo sotto il tappeto parecchia polvere. Si pensi alle banche locali o al caso paradossale della Deutsche Bank vera bomba (atomica) a orologeria imbottita com’è di titoli marci di tutto il mondo (subprime compresi). C’è poi il settore dei servizi ancora protetto e non liberalizzato.

A questi problemi si aggiungono le “incognite geopolitiche”, come le ha chiamate la Bundesbank. In altre parole, i legami troppo stretti con Mosca. La Germania è troppo dipendente dal gas russo e ha trascinato su questa strada anche paesi come l’Italia o la Spagna, per non parlare dell’intera Europa centro-orientale. La foglia di fico dell’Ue sta per cadere. Mentre l’idea di Mitterand di “europeizzare la Germania” è fallita, oggi siamo di fronte alla “germanizzazione dell’Ue”. La commedia del tête-à-tête franco-tedesco è finita in dramma. Le tensioni interne all’Ue createsi in applicazione del dirigismo tedesco in materia monetaria, fiscale di bilancio ed energetica, stanno emergendo ogni giorno di più.

Nell’immagine a fondo pagina si possono leggere facilmente i pessimi risultati come li ha fotografati la Bundesbank. Soprattutto, è evidente che la Germania è riuscita a imporre la sua linea nell’affrontare la crisi dell’euro (sia pur temperata da una politica monetaria accondiscendente grazie all’abile mano di Mario Draghi), ma non è capace di condurre l’area euro fuori dalla Grande recessione che si sta trasformando in Grande stagnazione. In questi giorni, Angela Merkel è in Cina dove spera di assicurarsi una boccata di ossigeno nelle esportazioni. Però è chiaro che il neomercantilismo che ha privilegiato le esportazioni fino al limite del dumping, con alti costi all’interno e bassi prezzi all’estero sovvenzionati da tassi d’interesse inferiori all’inflazione, sta arrivando alla fine del ciclo.

 


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