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SPIE A BERLINO/ Se gli Stati Uniti si riducono a lanciare un pizzino...

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È la vecchia storia, ripetuta ma mai sino in fondo compresa, dello scontro tra Leviathan e Behemot, di cui parla Carl Schmitt nel suo volume Terra e mare, lo scontro tra una potenza marittima e una potenza continentale, tra asse atlantico e asse euroasiatico. Gli interessi geopolitici e la stessa posizione geografico-economica della Germania spingono verso una concezione dell’Europa non atlantica, ma continentale, dal Portogallo agli Urali, da ovest a est, che è proprio ciò che gli Stati Uniti – o meglio la loro ormai stantia dirigenza neocon – vorrebbero evitare e impedire.

Frau Merkel non sta affatto spingendo verso la rottura, ma, al contrario e come è nel suo carattere, sta mediando tra tensioni diverse, quelle ufficiali, dipendenti dal sistema di alleanze Ue e Nato, e quelle non ufficiali o “sotterranee”, che vengono dalla storia e dalla geopolitica. In Italia non lo ha scritto quasi nessuno, ma il walzer di luglio delle spie americane a Berlino ha avuto un antecedente importante  lo scorso 28 aprile, proprio in Russia. A San Pietroburgo, al ricevimento ufficiale in onore dell’ex cancelliere Schröder, presenti Putin e i vertici di GazProm, c’era anche Philipp Missfelder, già presidente della Junge Union, l’organizzazione giovanile della Cdu, il partito di Frau Merkel, recentemente eletto al Bundestag con una valanga di voti.

I vertici della Cdu non l’hanno presa bene, almeno ufficialmente, e Missfelder è stato sconfessato, ma senza alcuna vera conseguenza politica. Gli americani lo sanno e sanno anche che la corrente filorussa in Germania è fortissima e percorre, trasversalmente, tutto l’arco politico, inclusa la Cdu-Csu, oltre che l’opinione pubblica che, nel caso della guerra civile in Ucraina, dimostra parecchia comprensione per la causa delle aeree russofone dell’est di quel paese.

Sempre trasversale è lo sdegno, peraltro moderatissimo nei toni, che si coglie di fronte alle parole del Presidente della Cia, John Brennan, che, giovedì scorso, avrebbe dichiarato che ora, dopo il caso delle spie a Berlino, la Germania sarebbe meno sicura, poiché, essendo dipendente dal sistema di intelligence americano, sarebbe esposta al rischio di minacce alla propria sicurezza. Benzina sul fuoco delle teorie cospirazoniste. Un messaggio di questo genere, letto dall’Italia, suona, quanto meno, come un “pizzino” e, di certo, non depone a favore di un’idea paritaria di “alleanza”.

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