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SPIE A BERLINO/ Se gli Stati Uniti si riducono a lanciare un pizzino...

GIUSEPPE REGUZZONI e le spie americane a Berlino: un caso che "ha implicazioni geopolitiche evidenti" in cui "l'Italia è sempre più marginalizzata nei processi che contano"

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Il caso delle spie a Berlino ha implicazioni geopolitiche evidenti, ma, ancor di più, ha una serie di sottintesi di cui nessuno per ora parla in Italia. Anzitutto non è certo una novità che Berlino pulluli di spie. La sequenza dei giorni scorsi ha una tempistica impressionante: 3 luglio, arresto di un funzionario del ministero degli Interni, “beccato” con un fascicolo riservato destinato alla Nsa; 9 luglio, arresto di un altro funzionario tedesco che stava consegnando agli americani gli atti, secretati, della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Nsa; 10 luglio, espulsione del “rappresentante Cia in Germania. Oggi, 12 luglio, la Frankfurter Allgemeine Zeitung mette in prima pagina l’ira di Washington, inizialmente stupita della reazione tedesca e chiusasi in un prudente silenzio, poi manifestatasi in una dichiarazione del capo della Cia, John Brennan, secondo cui ci sarebbero stati altri canali, più prudenti, per risolvere la controversia.

In breve, gli Stati Uniti non gradiscono la pubblicità data all’affaire dell’espulsione di un proprio alto funzionario. Sempre la Faz, peraltro, sottolinea che non è la prima volta che una cosa del genere capita. Lo aveva già fatto la Francia nel 1995, espellendo quattro agenti della Cia. Il richiamo al caso francese e, dunque, a un alleato degli Stati Uniti che ha sempre preteso, da De Gaulle in avanti, di essere considerato un partner alla pari, è fortemente significativo e fa il paio con le dichiarazioni del ministro degli Esteri tedesco Steinmeier: certe cose non si fanno con i propri alleati. È, però, appena il caso di ricordare che il diritto internazionale, a partire da quello romano, conosce forme diverse di alleanza: equa o iniqua (non equa), appunto, e che, quindi, il termine “alleati” può essere interpretato e giocato in maniere molto diverse, se non contrastanti.

Quel che nessuno dice è che una decisione “pubblica” (che è quel che brucia negli Usa) di questo genere non sarebbe mai stata possibile senza un preciso via libera da parte del prudentissimo governo tedesco. Frau Merkel non è Margaret Thatcher, né può permettersi di esserlo, in un paese, come la Germania (e come l’Italia) che sconta ancora il ruolo di perdente nell’ultima guerra mondiale. La pubblicità data all’affaire Nsa/Cia è un’evidente richiesta di ridefinizione del proprio ruolo di alleato, con allegata maggiore autonomia, in un momento delicatissimo di riscrittura degli scenari europei e internazionali.

L’altro aspetto, ancor più sottaciuto, è che dentro questa vicenda le parti in causa non sono affatto solo due – Nsa/Cia e controspionaggio tedesco –, ma che di mezzo c’è, inevitabilmente, anche la Russia di Vladimir Putin. A Berlino non ci sono solo spie americane. I russi vi sono di casa e da parte loro di sicuro un aiutino al controspionaggio tedesco è arrivato e continuerà ad arrivare. Gli americani lo sanno e ancor di più sanno che c’è un’evidente spinta geopolitica della Germania verso est.