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CRISI UCRAINA/ Lech Walesa: mancano le basi di un'Europa unita

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Lech Walesa (Infophoto)  Lech Walesa (Infophoto)

La lotta contro il sistema comunista che era alla base del movimento di Solidarnosc non poteva supporre di essere in grado di attrarre non solo lavoratori e sindacalisti, ma anche la massa della società polacca. Nel breve tempo dalla sua nascita, Solidarnosc incontrò il consenso di 10 milioni di persone! Poco dopo, si scoprì che saremmo stati la forza trainante della trasformazione polacca e dei cambiamenti in questa parte d’Europa e del mondo. Solidarnosc partiva dalle esigenze ordinarie dei lavoratori e degli uomini, e ha trasformato il modo di lottare per cambiare la realtà, oltre che l’idea di libertà, di dignità e di democrazia. Eravamo diventati la chiamata universale allo “spezzare le catene”, abbiamo unito gruppi sociali diversi e nazioni diverse.

 

Nonostante le grandi difficoltà, riusciste a puntare sul dialogo e il cambiamento avvenne in modo pacifico. Solidarnosc può essere ancora un modello oggi?

Certo. Ricordiamo che l’idea di solidarietà in modo molto semplice è la convinzione che se non si può portare da soli un certo peso, si chiede aiuto agli altri. Sono convinto che questo modo di agire possa essere una soluzione per molti problemi che si verificano a vari livelli – locale, nazionale e anche mondiale. Nel mondo di oggi, ogni giorno ci troviamo di fronte a grandi sfide alle quali siamo raramente in grado di far fronte in maniera isolata. Pertanto, la cooperazione, la collaborazione e, soprattutto, l’aiuto reciproco, devono essere un elemento essenziale del nostro agire.

 

Oggi l’anti-europeismo è molto diffuso, ma in pochi sanno che l’Unione Europea è figlia di un ideale di pace nato dopo il secondo conflitto mondiale in un secolo dilaniato dalle guerre e dagli orrori. In che misura ha ancora senso oggi un’Europa unita?

L’Europa unita oggi risponde ai cambiamenti della tecnologia e della globalizzazione. Non dimentichiamo che fino a non molti anni fa vivevamo l’epoca della divisione e del conflitto, per fortuna ormai passata alla storia. In un tale stato di cose, dobbiamo concentrarci sul futuro, ed è saggio affrontare insieme i problemi per trovare le soluzioni. Questa crescente e maggiore unità tra le nazioni europee è un processo nettamente positivo. Eppure, tuttavia, rimane una questione aperta.

 

A cosa allude?

Su quali basi si costruisce un’Europa unita? Non possiamo dimenticare che, oltre allo sviluppo economico e politico, deve esserci anche una base spirituale, e mi riferisco al patrimonio culturale del nostro continente. Solo allora saremo più tranquilli sul futuro degli Stati Uniti d’Europa, che così saranno in grado di affrontare le sfide del mondo globale. Lo stato attuale da solo fa fatica a gestire queste sfide.

 

Può spiegare meglio questa importante questione?

Intendo dire che l’Europa e il mondo dovrebbero basarsi su valori concordati; abbiamo bisogno di un “decalogo” di comandamenti laici che siano accettati da tutti. Questo può aiutarci a risolvere difficili questioni la cui soluzione è nell’interesse di tutti. Oggi ci chiediamo come il mondo deve essere costruito in questa nuova era, di quale democrazia e globalizzazione abbiamo bisogno, quali valori universali costituiscono un punto di riferimento permanente per la nuova Europa e per il nuovo mondo. Abbiamo bisogno di definire e adottare una legge suprema comune che può permettere alle nazioni e alle religioni di condividere le differenze con rispetto e con amichevole cooperazione. Poi, su base universale, bisogna riuscire a costruire una comunità sostenibile e sicura. Senza tutto questo, sia l’Europa che il mondo stesso hanno difficoltà a mantenersi nella loro forma attuale.

 

Quali possono essere oggi gli attori del cambiamento?


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COMMENTI
23/07/2014 - Quante chiacchiere... (Gigli Giorgio)

C'è un popolo sotto le bombe, il popolo del Donbass, ma io non ho sentito una sola parola pronunciata a loro favore, in difesa di innocenti che muoiono sotto i colpi di uno stato, quello ucraino, finalmente "libero" e "democratico", a sentire Lech Walesa. Lui vorrebbe costruire (anche io, anche noi!) un'Europa solidale, dove via sia crescita economica e spirituale (finora non si è visto proprio nulla, anzi si va all'indietro..) ma lui che ha appaggiato e conosciuto il popolo del Maidan, perché non è interessato al popolo del Donbass? Forse perché dietro vi sono altri interessi? Forse perché chi finanzia certi movimenti, da oltreoceano, non è interessato al destino di certi altri popoli (perché legati ad altre entità)? Allora c'è popolo e popolo, così è tutto chiaro....ma così non si costruisce un bel niente! E aggiungo: ma il popolo russo… non è un popolo europeo? E l'Ucraina...che bombarda la sua gente… ma a voi sembra tutto normale? Davvero?