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CRISI UCRAINA/ Lech Walesa: mancano le basi di un'Europa unita

Pubblicazione:lunedì 21 luglio 2014

Lech Walesa (Infophoto) Lech Walesa (Infophoto)

Il dialogo è necessario ad ogni livello. L’impegno al dialogo dovrebbe riguardare ciascuno di noi. Anche se io non sono più un politico attivo, sono impegnato nella ricerca di soluzioni per l’Europa e per il mondo. A seconda del livello – locale, nazionale o internazionale – il dialogo deve riguardare funzionari di governo locale e leader mondiali. Se è sufficientemente intenso, può portare a cambiamenti specifici ed importanti.

 

Se, durante l’esperienza di Solidarnosc, il cambiamento passò attraverso un sindacato, il lavoro è davvero “categoria fondamentale dell’umano”, come affermato da Giovanni Paolo II nellaLaborem Exercens da cui il movimento polacco prese ispirazione. Quanto è chiara oggi, in particolare ai giovani, l’importanza del lavoro?

Il lavoro, o meglio la mancanza di esso, è oggi il principale problema della nostra società. Alcuni anni fa in Argentina, e più recentemente in Spagna e in Grecia, hanno protestato soprattutto i giovani che non avevano un lavoro, e quindi non vedevano alcuna prospettiva per se stessi. Quando avevo 20 anni, in Polonia il lavoro era un passaggio obbligato: le persone ricevevano il lavoro “ex officio”, cosa e quale occupazione facessero era una questione secondaria. Questo sistema poi si è compromesso, ma ci aveva dato l’illusione di una relativa stabilità. Ognuno di noi ha bisogno di stabilità, ma oggi non è più così. La gente davvero si deve preoccupare se ha i soldi per soddisfare i suoi bisogni di base. Senza dubbio, la base della vita umana è il lavoro, che è importante per fornire stabilità e consentire all’uomo di sviluppare i suoi talenti. Il lavoro dà inizio allo sviluppo della comunità, della civiltà, dello stato e dei continenti, ma sopratutto il lavoro dà inizio anche alla sicurezza e alla pace. Eppure oggi, in un’Europa in cui 6 milioni di giovani sono senza lavoro, senza opportunità e senza speranza, è davvero difficile immaginare il futuro che ci attende. Dobbiamo fare di tutto per creare posti di lavoro. E poi, che la Provvidenza ci assista...

 

(Giuseppe Sabella - ha collaborato Tatiana Salek)



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COMMENTI
23/07/2014 - Quante chiacchiere... (Gigli Giorgio)

C'è un popolo sotto le bombe, il popolo del Donbass, ma io non ho sentito una sola parola pronunciata a loro favore, in difesa di innocenti che muoiono sotto i colpi di uno stato, quello ucraino, finalmente "libero" e "democratico", a sentire Lech Walesa. Lui vorrebbe costruire (anche io, anche noi!) un'Europa solidale, dove via sia crescita economica e spirituale (finora non si è visto proprio nulla, anzi si va all'indietro..) ma lui che ha appaggiato e conosciuto il popolo del Maidan, perché non è interessato al popolo del Donbass? Forse perché dietro vi sono altri interessi? Forse perché chi finanzia certi movimenti, da oltreoceano, non è interessato al destino di certi altri popoli (perché legati ad altre entità)? Allora c'è popolo e popolo, così è tutto chiaro....ma così non si costruisce un bel niente! E aggiungo: ma il popolo russo… non è un popolo europeo? E l'Ucraina...che bombarda la sua gente… ma a voi sembra tutto normale? Davvero?