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AEREO ABBATTUTO/ Dalla Russia: "il colpevole sono io"

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E allora? Che c'è di interessante in questo discorso? Che me ne viene in tasca da questo pentimento? Ci stiamo occupando di una cosa così tremendamente concreta come una guerra e un aereo abbattuto – ci potrebbero controbattere – e questi ci fanno sempre discorsi sull'uomo, invece di spiegarci le cause storiche, geografiche, politiche ed economiche che hanno scatenato questa guerra.

Forse sarebbe facile rispondere che sull'aereo c'erano quasi trecento persone, che in guerra a morire e a uccidere sono sempre e soltanto degli uomini, e che in fondo non si vede perché dovrebbero essere più concrete degli uomini le leggi della politica e dell'economia di cui dubito che tutti capiscano tutto (io, comunque, proprio non capisco tutto). Ma sarebbe una risposta a effetto fin troppo facile. Proviamo allora a rispondere alla domanda più concreta di questi giorni, proviamo a vedere cosa succederebbe se si risolvesse il problema concreto che più tormenta tutti i commentatori di questi giorni, quello del colpevole.

Sempre Panjuškin si è posto questa domanda in un altro articolo. C'è una sola persona che può sapere con assoluta certezza chi sia stato il responsabile dell'abbattimento del Boeing: chi ha fatto partire il missile che lo ha abbattuto; che cosa succederebbe, si è chiesto Panjuškin, se questa persona, vedendo la tragedia che ha provocato, si pentisse e dicesse “perdonatemi, sono stato io”? La risposta, anche in questo caso, è disarmante: nessuno gli crederebbe. In Russia (Panjuškin, per motivi suoi, è convinto che a fare questa confessione possa essere un russo) i filo governativi lo considererebbero un folle, un provocatore o un traditore, ma anche i liberali lo guarderebbero con sospetto: potrebbe essere uno che vuol farsi pubblicità, un inquinatore di prove o, ancora una volta, un matto; e anche in questo caso, alla lunga non gli crederebbero.

A questo punto, dopo tanto fracasso, la sua testimonianza potrebbe arrivare in Occidente, dove forse si troverebbe qualche giornalista serio che dopo un'attenta analisi diffonderebbe la notizia; ma anche qui nessuno gli crederebbe: una parte dell'opinione pubblica lo considererebbe come in Russia un servo degli americani, gli altri, i russofobi, non gli crederebbero perché un pentito non gli serve, loro sanno già che l'assassino è Putin, e solo lui.

E allora?, si chiederà ancora, a questo punto, chi è arrivato sin qui. Allora, niente. Sta di fatto che per chissà quale strano motivo, l'unico modo certo per arrivare a capire cosa è successo, credere a una persona e al suo pentimento, credere che ci sia qualcuno che si può pentire, non verrà preso sul serio e noi continueremo a restare con la nostra domanda irrisolta e, cosa ben più importante, continueremo a odiare e a uccidere, e poi a giustificare gli eventi o a cercare i colpevoli. E se invece provassimo a dire che anche noi siamo colpevoli, che anche io sono colpevole per non esser riuscito a fermare quella mano prima che facesse partire il missile? E se provassimo a pentirci? Se provassimo a dire che non capiamo tutto, non capiamo neppure i nostri errori e ci pentiamo?

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COMMENTI
25/07/2014 - Petr Nagibin (claudia mazzola)

Ma dove l'avete pescato? Mi piace proprio come scrive,capisco quello che leggo. Grazie