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AEREO ABBATTUTO/ Dalla Russia: "il colpevole sono io"

Pubblicazione:venerdì 25 luglio 2014

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È molto strana la Russia di questi giorni, molto più composita di quanto se la immagina l'Occidente che, un po' troppo sbrigativamente, la liquida dividendola in due campi nettamente distinti: uno quello dei nazional-traditori, fatto dei pochi che si oppongono alla propaganda governativa e l'altro, quello della maggioranza patriottica, fatto di chi si allinea totalmente a questa propaganda e desidera soltanto schiacciare l'Occidente.

In realtà questa divisione viene fatta pure in Russia, ma poi, a differenza di quanto accade in Occidente, c'è anche qualcuno che si ribella a questa polarizzazione. In un suo intervento Valerij Panjuškin cerca di catalogare i vari campi contrapposti: ci sono i separatisti che, a seconda di quale sia lo schieramento dal quale li si guarda, diventano o combattenti inappuntabili o perfetti provocatori; ci sono gli oppositori al regime russo, immacolati araldi della libertà o perfetti traditori al soldo degli agenti stranieri; c'è Putin, perfetto usurpatore o irreprensibile capo di governo; ci sono due eserciti ucraini, uno di esseri senza macchia e l'altro di mostri.

Sempre e in ogni caso il segno più o il segno meno sono messi a prescindere da un qualsiasi dato reale e dipendono esclusivamente dalla logica degli schieramenti o di quello che potrebbe essere chiamato il complotto degli impeccabili, dei puri, dei perfetti: c'è una parte fatta di angeli e una parte fatta di diavoli, e una volta che hai tracciato i confini netti tra i due campi e ti sei collocato in quello giusto, tutto è a posto. Ma, dice Panjuškin, io so che non è così. Come fa a saperlo? La risposta è disarmante: non è così, dice più o meno, perché io non sono così, perché so che non sono perfetto, non sono un eroe senza macchia e senza paura, ma neppure una carogna senza scrupolo alcuno.

Sia chiaro, precisa subito Panjuškin, non è che io non voglia conoscere la verità e soprattutto non è che io non voglia vedere punito il male ed esaltato il bene trionfante, ma so che le cose non sono così semplici. Tra tutti i sentimenti che circolano, ira, odio, ammirazione, esaltazione, conclude Panjuškin, io preferisco la pietà; sarà per una patologia psichica o forse semplicemente perché io so che non sono perfetto e vorrei che ci fosse qualcuno ad avere pietà e compassione di me, e del mio limite, mentre se ci sono soltanto esseri perfetti, impeccabili, immacolati e inappuntabili non c'è più spazio per la pietà.

Due cose colpiscono in questa rivolta: innanzitutto colpisce che si parli in nome dell'esperienza personale, dell'io, che ciascuno può verificare sulla propria pelle senza fare troppi discorsi e senza dover ricorrere ai pareri di esperti incontrollabili, mentre in questi giorni, nella maggior parte dei commenti sulla tragedia del Boeing abbattuto in Ucraina, si parla di impressioni o di teorie astratte e impersonali; la seconda cosa che colpisce è che si parli di pietà e che ci sia qualcuno che dice non sono perfetto, non sono impeccabile, ho sbagliato, mi pento, ho bisogno di essere perdonato.


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COMMENTI
25/07/2014 - Petr Nagibin (claudia mazzola)

Ma dove l'avete pescato? Mi piace proprio come scrive,capisco quello che leggo. Grazie