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INFIBULAZIONE/ Obbligatoria per donne e bambine dello Stato islamico: è una bufala?

Sembra falso il documento del decreto del Califfo che prevederebbe l'obbligatorietà dell'infibulazione per le donne siriane e afghane: ecco gli aggiornamenti sulla preseunta notizia.

(Infophoto) (Infophoto)

INFIBULAZIONE: IL DECRETO DEL CALIFFATO E' UNA BUFALA? - Qualche giorno fa è circolata la notizia che riportava un decreto, voluto dal nuovo califfo dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, in cui si sentenziava l’obbligatorietà dell’infibulazione per tutte le donne e le bambine siriane e afghane. Sembrerebbe, da quanto riportato su alcuni quotidiani online, che la notizia, comunicata in primis da “Ansa Med” lunedì 21 luglio 2014, sia falsa e che lo stralcio di decreto riportato non provenga da un documento originale. Infatti, anche Ansa Med, al momento del rilascio della news non è stata in grado di verificarne la veridicità e ha riportato che la notizia “non poteva essere verificata”: inoltre, sembra che il decreto del Califfato riporti una data di promulgazione -21 luglio 2013- in cui appunto non esisteva ancora alcun stato islamico autoproclamato. Non sono le uniche incongruenze riguardo al documento: Ansa Med specifica che anche il marchio e la metodica di redazione dello stesso possano suggerire appunto che sia un falso. Non si è dunque in grado di stabilire con certezza la sua provenienza e tantomeno la veridicità di quanto attesta: rimane un fatto che sono molte le donne a rischio di subire mutilazione genitali, come ricorda anche la World Health Organization. Sono circa 125 milioni le donne e le bambine che vivono nei 29 paesi, tra l’Africa e Medio Oriente, in cui le mutilazioni genitali, tra cui appunto l’infibulazione, ma anche la clitoridectomia e l’escissione, vengono tutt’ora praticate. Nonostante non siano di alcun beneficio per la salute della donna e anzi, arrechino solo danni all’organismo, come ricorrenti infezioni del tratto urinario, cistiti e anche futura infertilità, queste pratiche vengono portare avanti per ragioni culturali, sociali e religiose che includerebbero, sempre secondo gli studi condotti dalla WHO, una sorta di “tradizione sociale” e servirebbero ad incoraggiare un comportamento sessuale da parte della donna, che venga considerato “appropriato”.

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