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ASIA BIBI/ Paul Bhatti: se l'occidente vuole salvarla, paghi un avvocato musulmano

Il caso di Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia, è sempre fermo, mentre lei si sta ammalando. PAUL BHATTI ci spiega com'è la situazione e che cosa andrebbe fatto

Asia Bibi (Immagine d'archivio) Asia Bibi (Immagine d'archivio)

"Se di fronte a una donna che si chiama Asia Bibi e il cui nome voglio sentire pronunciare in quest'aula, che è ferma da quattro anni in un carcere in Pakistan perché cristiana, non c'è l'Europa che si indigna, vuol dire che noi non stiamo corrispondendo alla nostra chiamata, al nostro destino". Lo ha detto Matteo Renzi durante il suo discorso all'europarlamento di qualche giorno fa. E in effetti di Asia Bibi non si sente praticamente più parlare. Le sue condizioni fisiche e psicologiche, dopo quattro anni di detenzione nel braccio della morte, stanno vistosamente peggiorando. Lo denunciano diversi attivisti per i diritti umani anche musulmani, chiedendone la liberazione. Il processo di secondo grado viene continuamente rimandato, lasciandola in un limbo di solitudine e paura. "Sono molto deluso dalla comunità internazionale" ha detto Paul Bhatti, fratello del ministro ucciso proprio per il suo impegno nei confronti di Asia e dei cristiani perseguitati in Pakistan in una conversazione con ilsussidiario.net. "Sono deluso perché fino a oggi ci si è limitati a dichiarazioni, raccolte di firme, prese di posizioni che non servono a nulla. Asia sta male, ha bisogno di un collegio di avvocati serio e di alto livello: se invece di raccogliere 50mila firme di cui lei non se ne fa nulla, le persone mandassero un euro ciascuna, allora sarebbe un aiuto molto migliore". "Se ognuno si impegnasse nel concreto, sarebbe un aiuto decisamente più significativo".

 

Come sta realmente Asia? Sappiamo che le sue  condizioni di salute sono peggiorate, che notizie ha lei?

Siamo in contatto, seguiamo la sua situazione, ci teniamo informati. E' una situazione, la sua, molto triste. Mi lasci dire però che io sono molto deluso dalla comunità internazionale.

 

In che senso?

Il nome di Asia Bibi viene usato come bandiera, anche per farsi pubblicità, e basta, niente altro.

 

Cosa vorrebbe che si facesse?

Andrebbero fatte cose concrete, prima di tutto darle un'assistenza legale di livello. Oggi lei ha un avvocato che viene pagato una cifra irrisoria, qualcosa come duecento euro, ma lei ha bisogno di avvocati di grande professionalità, e questi costano parecchio. Noi non possiamo permetterci di pagare certe cifre. Recentemente alcuni spagnoli sono venuti in Pakistan a presentare una raccolta di firme per chiedere la liberazione di Asia, qualcosa come 100mila firme. Ma cosa se ne fa lei di queste firme quando è nel braccio della morte, in isolamento, e non può permettersi di pagare un avvocato serio?

 

C'è bisogno di aiuto economico, giusto?

Se ognuno di quelli che hanno firmato questa petizione avesse dato un euro, ecco che avremmo avuto la somma necessaria per pagare una assistenza legale di livello, quella di cui lei ha bisogno. Invece la gente si fa bella con queste raccolte di firme, ma nel concreto non servono a molto. 

 

Nei giorni scorsi un attivista musulmano ha lanciato una petizione chiedendo la liberazione di Asia. E' interessante che si muovano anche i musulmani, no?


COMMENTI
07/07/2014 - Renzi non ne parli soltanto (Giuseppe Crippa)

Paul Bhatti suggerisce un modo concreto di aiutare Asia Bibi: speriamo che qualcuno si faccia carico di renderlo operativo. Io, che non ho saputo fare nulla di più che apporre la mia firma ad uno dei tanti appelli, parteciperei volentieri ma spero lo faccia anche Renzi che ha usato Asia per infiorare uno dei suoi tanti discorsi.