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MASSACRI IN IRAQ/ Biloslavo: anche l'Italia può fare molto per salvare i cristiani

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L'ex premier iracheno Al-Maliki con Barack Obama (Infophoto)  L'ex premier iracheno Al-Maliki con Barack Obama (Infophoto)

Gli Stati Uniti hanno fatto una sequela di infiniti errori in Iraq e in tutto il Medio Oriente, e temo che continueranno a farli. Con questa nuova minaccia in Iraq una volta tanto sembrano sulla stessa lunghezza d’onda degli iraniani, e forse dovrebbero iniziare a capire che l’asse americano va un po’ spostato dai sunniti agli sciiti.

 

Occorre un intervento militare in Iraq?

Purtroppo un intervento militare è necessario, nel senso che a rischiare di essere travolti non sono solo i curdi ma la stessa capitale Baghdad. Farlo però senza una strategia di lungo termine non risolverebbe nulla. L’Isis non si fermerà con quattro raid aerei, occorre vedere la cosa in un’ottica di più ampio respiro, in modo da risollevare le forze di sicurezza irachene e da ricacciare indietro la minaccia del Califfato, anche se non sarà assolutamente un’impresa semplice.

 

Che cosa può fare l’Europa in questa situazione?

Personalmente non capisco perché non si lanci un “SOS Cristiani”. Con la costosissima missione Mare Nostrum lo scorso anno abbiamo raccolto 100mila profughi, gran parte dei quali sono siriani musulmani che scappano dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, proprio come i cristiani iracheni. Questi ultimi però sembrano quasi esseri umani di serie B: per loro ci stracciamo le vesti, ma non siamo capaci ci muovere un dito.

 

Che cosa va fatto in concreto?

L’Italia ha una base negli Emirati Arabi dalla quale si fa la spola con l’Afghanistan. Eppure il nostro Paese, e l’Europa intera, non sono neanche capaci di organizzare un ponte aereo e andare a salvare i cristiani iracheni che vorrebbero trovare rifugio in Europa.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
13/08/2014 - Si può fare qualcosa per i cristiani perseguitati? (giuliana paoli)

Se un giornalista esperto dei problemi del MO come Biloslavo propone un ponte aereo per salvare i cristiani dell'Iraq, ritengo che occorra considerare questa proposta in modo serio. Mi auguro che il Sussidiario continui a parlare di questa opportunità affinché possa essere opportunamente valutata dalle autorità competenti. Anche la Chiesa quando ci chiede di pregare per la situazione così dolorosa dei cristiani perseguitati, oltre alla concreta possibilità di un miracolo, crea una consapevolezza nelle persone che può aiutare una situazione così difficile. Nulla va lasciato intentato di fronte ad una situazione così disumana perché occorre operare ora prima di dover poi istituire 'i giorni della memoria'.