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MASSACRI IN IRAQ/ Biloslavo: anche l'Italia può fare molto per salvare i cristiani

Per FAUSTO BILOSLAVO, l’Italia deve usare la sua base negli Emirati Arabi per creare un ponte aereo e salvare i cristiani che cercano disperatamente scampo dalle persecuzioni dell’Isis

L'ex premier iracheno Al-Maliki con Barack Obama (Infophoto) L'ex premier iracheno Al-Maliki con Barack Obama (Infophoto)

“L’Italia usi la sua base negli Emirati Arabi per creare un ponte aereo e salvare i cristiani che cercano disperatamente scampo dalle persecuzioni dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”. E’ l’appello dell’inviato di guerra Fausto Biloslavo, nel momento in cui si intensifica l’avanzata del Califfato ai danni delle minoranze religiose e dell’intera popolazione civile irakena. Ieri il premier Nouri Al-Maliki è stato deposto dal presidente della Repubblica e sostituito da Haider Al-Abadi, un imprenditore che ha trascorso 30 anni in esilio a Londra.

 

Biloslavo, come vede il cambio al vertice tra Nouri Al-Maliki e Haider Al-Abadi?

Al-Maliki ormai aveva fatto il suo tempo. Ha sempre trattato i sunniti con il muso duro e non è stato capace di fermare la clamorosa avanzata del Califfato. E’ stato quindi mollato prima da Washington e poi dall’Iran, che lo avevano sponsorizzato. Al-Abadi andrà visto alla prova dei fatti, perché non sarà semplice fermare l’Isis.

 

Lo Stato iracheno reggerà o si sfalderà?

Se Al-Maliki non cederà il passo, c’è il rischio che oltre alla minaccia sunnita estremista rappresentata dal Califfato si sviluppi una faida tra gli sciiti. Di fatto quest’ultima porterebbe a un’implosione dell’Iraq.

 

Quali sono le radici dell’odio religioso in Iraq?

Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante si rifà a un islam delle origini e talebano, il quale prevede che i cristiani possano o convertirsi, o pagare una tassa o morire. Nell’ottica di questo islam duro e puro non esiste altra alternativa. Va ancora peggio agli Yazidi, che sono considerati inferiori agli stessi cristiani. Per i sostenitori del Califfato, questa mistura di religioni e tradizioni che si rifanno ancora a Zoroastro e al culto del fuoco porta a identificarli con i “seguaci di Satana”. Per gli Yazidi non c’è quindi alternativa allo sterminio.

 

Che cosa ne pensa dei raid aerei americani?

Gli attacchi aerei americani sono un dejà vu. Ai tempi di Saddam, Washington aveva addirittura imposto una no fly zone e colpiva costantemente i tentativi di avanzata dell’esercito iracheno. Come è stato con Saddam, ancora di più oggi i raid aerei non sono una soluzione bensì un “cerotto” sulla ferita sanguinante provocata dall’avanzata del Califfato. E’ chiaro che ci vorrà di più e che al momento l’unica soluzione è armare i curdi perché resistano nella ridotta del Nord. Anche questa però non è una soluzione per tutto il Paese, e il problema riguarda l’intero Iraq che è ben più grande del Kurdistan.

 

Che cosa faranno a questo punto gli Stati Uniti?


COMMENTI
13/08/2014 - Si può fare qualcosa per i cristiani perseguitati? (giuliana paoli)

Se un giornalista esperto dei problemi del MO come Biloslavo propone un ponte aereo per salvare i cristiani dell'Iraq, ritengo che occorra considerare questa proposta in modo serio. Mi auguro che il Sussidiario continui a parlare di questa opportunità affinché possa essere opportunamente valutata dalle autorità competenti. Anche la Chiesa quando ci chiede di pregare per la situazione così dolorosa dei cristiani perseguitati, oltre alla concreta possibilità di un miracolo, crea una consapevolezza nelle persone che può aiutare una situazione così difficile. Nulla va lasciato intentato di fronte ad una situazione così disumana perché occorre operare ora prima di dover poi istituire 'i giorni della memoria'.