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Esteri

IRAQ/ Capuozzo: all'Onu la tragedia dei cristiani non interessa, ecco perché

Profughi cristiani in Iraq (Infophoto)Profughi cristiani in Iraq (Infophoto)

In questo momento l’Onu si è dimostrata più attenta a quanto avviene a Gaza piuttosto che all’Iraq. Ciò si spiega con la composizione stessa delle Nazioni Unite, dove c’è una nutrita presenza di Paesi musulmani. Questi ultimi sono pronti a mettere venti punti esclamativi per ogni civile ucciso da Israele, ma non battono ciglio di fronte a migliaia di cristiani, di yazidi e di stessi musulmani messi in fuga dalle incursioni dei fondamentalisti in Siria e in Iraq.

 

Ieri intanto si è interrotta la tregua in Palestina. Lei come legge questo fatto?

Tanto Israele quanto Hamas hanno vinto e perso. Israele da un lato ha neutralizzato un certo numero di tunnel, in attesa di dotarsi degli strumenti tecnologici e scientifici per impedire che costituiscano una minaccia. Hamas da parte sua è riuscito a ottenere ciò che voleva: la morte di numerosi civili palestinesi, che costituiscono una vittoria per la propaganda.

 

Che senso ha continuare a scagliare missili sulle città israeliane?

Hamas sa di non poter costituire una concreta minaccia militare nei confronti di Israele. Può tenere sulla corda i cittadini israeliani, ma sa benissimo che il lancio dei razzi costituisce solo il conto alla rovescia per l’inizio dei bombardamenti di Israele su Gaza. Hamas è riuscita a farsi passare per vittima, sulla pelle dei suoi concittadini. Entrambi però nello stesso tempo hanno perso. Israele è risultata sconfitta sul piano dell’immagine, e non è riuscita a eliminare completamente i tunnel. Hamas ha raccolto forse più solidarietà tra gli attori di Hollywood che nel mondo arabo.

 

(Pietro Vernizzi)

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