BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

EMIRATO DI BENGASI/ Quirico: in Libia è peggio di quanto succede a Gaza

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

A parlare di queste cose si corre il rischio come fa qualcuno di voler appiccicare delle etichette.

 

Cosa intende?

 

Adesso improvvisamente  sembra ci sia il rischio di gruppi di immigrati che provengono dall'Africa subshariana, che è pure una definizione geografica ridicola, che sono dei terroristi travestiti pronti a esportare il jihad in Italia, ma non è così.

 

Che cosa è invece? Ci potranno essere problemi economici visto quanto l'Italia dipende dalla Libia per il petrolio e il gas?

 

Il problema è più vasto. Come già faceva Gheddafi il controllo dei flussi di immigrazione passa dal punto di vista politico militare di chi detiene il potere in questa regione, per sfruttare questi flussi per i propri scopi. Per quanto riguarda il petrolio non appartengo alla categoria di coloro che si occupano delle vicende internazionali semplicemente per il riflesso che possono avere sulla borsa, non me me frega niente, il problema non è quello.

 

Qual è allora?

 

Il male dell'occidente è quello di continuare a considerare le vicende internazionali sulla base del vantaggio e dello svantaggio che hanno gli azionisti delle compagnie quotate in borsa.

 

Gli islamisti a Bengasi sono riusciti a sconfiggere il generale Haftar che sembrava militarmente in grado di vincere. Chi arma i fondamentalisti?

 

Non c'è bisogno di fare fanta politica, gli arsenali di Gheddafi erano così immensi, si pensi che ne sono state trovate parti nella Repubblica Centro africana. I Boko Haram della Nigeria sono armati con materiale degli stessi arsenali, l'insorgenza dei tuareg idem, i ribelli centroafricani che hanno dato filo da torcere a Holland pure. Non c'è bisogno di fare fanta politica per sapere queste cose.

 

Ma il generale Haftar? 

 


COMMENTI
03/08/2014 - Rinfreschiamo la memoria (Lindo Caprino)

"Si stava meglio quando si stava peggio" questo dicono ora i libici| Questi sono i frutti, largamente previsti già allora da chi ragionava con il proprio cervello, dell'insensata e delittuosa aggressione al regime libico nel 2011 da parte di U.S.A, NATO ed U.E. (con il concorso purtroppo del governo Berlusconi). In Libia allora lavorava più di un milione di lavoratori stranieri provenienti dall'Africa e dall'Asia, che, come ricordiamo bene, hanno dovuto lasciare precipitosamente il paese sotto l'incalzare anche dei nostri bombardamenti. Vediamo che cosa hanno prodotto le cosiddette (in Occidente) "primavere arabe" in Libia, Egitto e Siria! Ora ne godremo i frutti tutti quanti!